giovedì 13 Agosto 2026
Ddl stupri ph Ansa

Il ddl stupri è bloccato in parlamento

Il provvedimento è stato prima approvato con un raro accordo bipartisan e poi modificato su proposta della leghista Bongiorno. Il cambiamento sostanziale, che elimina la parte del consenso esplicito dal testo, ha scatenato lo sdegno dell'opposizione che ha bloccato i lavori in commissione

Di Laura Laurenzi
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Il cosiddetto ddl stupri, la riforma sulla violenza sessuale, è bloccato da mesi in Commissione Giustizia al . Approvato alla Camera nel novembre , in concomitanza con la giornata contro la violenza sulle donne e con un raro accordo bipartisan, il testo nato da un’iniziativa della deputata del Laura Boldrini non ha ancora visto la luce.

Il nodo si è formato nel momento in cui la presidente di Commissione, la leghista , ha promosso una modifica del testo che ne sostituisce la sostanza. Invece di basare il provvedimento sul “modello del consenso”, punendo chi agisce senza un sì esplicito e , ha proposto di legarlo al “modello del dissenso”, che si basa invece sulla nozione di atti compiuti contro la volontà.

L’opposizione si è detta contraria a questa modifica, arrivando a bloccare i lavori in Commissione al fine di ottenere il sul testo originale. Con il modello proposto da Bongiorno si innesca un meccanismo paradossale basato sulla necessità che la vittima abbia mostrato un’adeguata contrarietà alla violenza affinché quest’ultima possa essere riconosciuta.

È sul tema del consenso nel ddl stupri

Intanto, mentre la di legge è bloccata in Parlamento, in le donne continuano a lottare per i loro diritti. Lo sottolinea la senatrice del Pd Valeria Valente, che ha citato la sentenza storica del 10 luglio che ha portato alla condanna per gli abusi nei confronti di una hostess. La sentenza di Cassazione ha ribaltato le due precedenti, che si basavano sulla possibilità che la donna avesse avuto una manciata di secondi per opporsi agli abusi e non lo avesse fatto.

Valente ha sottolineato che questa vicenda è la dimostrazione che nel nostro ordinamento è necessaria una legge sul consenso “che stabilisca una volta per tutte che senza un sì è violenza”. Mentre questa sentenza potrà essere utile a molte altre donne nella stessa situazione della hostess, resta l’amaro in bocca per un’opportunità lasciata in una situazione di stallo. “Non è giusto chiedere a tutte coloro che denunciano, per ottenere giustizia, uno sforzo come quello sostenuto dalla protagonista di questa vicenda”, ha proseguito Valente, ricordando che il via libera al testo originario del ddl stupri permetterebbe di velocizzare numerosi processi. L’accordo tra le due parti in commissione, però, sembra ben lontano dal realizzarsi.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata