Vietato l’ingresso a Pizzaballa nel Santo Sepolcro di Gerusalemme
La polizia di Gerusalemme ha fermato il cardinale Pierbattista Pizzaballa e padre Francesco Ielpo mentre tentavano di raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme per celebrare la Messa della domenica delle Palme. Israele ha spiegato che la scelta è stata presa per motivi di sicurezza, ma il Patriarcato ribadisce che i due ecclesiastici avevano chiesto il permesso alla Chiesa greco ortodossa (Corriere della Sera).
Le reazioni sono state indignate, a partire da quella del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Hanno espresso solidarietà anche il presidente francese, Emmanuel Macron, e l’ambasciatore americano, Mike Huckabee (La Repubblica). Le autorità israeliane iniziano a parlare di un errore di valutazione e il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha annunciato la creazione di un piano per garantire le celebrazioni in sicurezza al Santo Sepolcro. Il pericolo di uno scontro sulla libertà di culto era troppo vicino (Il Fatto Quotidiano).
La possibile invasione di terra Usa in Iran
In Medio Oriente continua a crescere la tensione. Secondo il Washington Post, gli Usa si starebbero preparando a settimane di operazioni militari terrestri. La Casa Bianca non ha smentito la possibilità, ribadendo che il presidente Donald Trump continua a valutare tutte le ipotesi per vincere il conflitto nel Golfo. Per affrontare questa eventualità, i ministri degli Esteri dei Paesi mediatori si sono riuniti ieri in Pakistan per trovare una soluzione diplomatica alla guerra (La Repubblica). Intanto, dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, arriva un monito: “Aspettiamo l’arrivo dei soldati americani sul terreno”.
Gli Usa sono consapevoli che la minaccia aerea non sarà sufficiente a liberare Hormuz, ma al contempo conosco anche i rischi che una campagna di terra porta con sé. Riaprire lo Stretto con la forza, però, significherebbe una guerra lunga e rischiosa per Washington (La Stampa). In Iran sono già giunti 2.200 Marines statunitensi, segno di una nuova fase del conflitto concentrata sulla conquista Usa di Hormuz e dell’isola di Kharg, simboli del potere economico del Medio Oriente. La soluzione diplomatica sembra quindi più lontana che mai (Il Giornale).
Il piano di Meloni sulla Legge elettorale
Il 31 marzo, subito dopo il voto di fiducia del governo sul Decreto Bollette, inizierà l’iter parlamentare della proposta di modifica della Legge elettorale presentata dal centrodestra. I relatori scelti sono quattro, ognuno a rappresentare una delle quattro forze politiche che hanno firmato il testo, a dimostrazione dell’unità della coalizione (Libero). Nonostante la sconfitta al Referendum sulla Giustizia, i piani di Giorgia Meloni non cambiano. Secondo la premier, questo dossier rappresenta una priorità per “garantire la stabilità del Paese”. L’obiettivo è quello di arrivare alle elezioni Politiche con una vittoria vera e propria, non un pareggio che aprirebbe a “governi di larghe intese” o addirittura tecnici. Il tutto per avere il controllo sull’elezione del Presidente della Repubblica (Corriere della Sera).
Anche la Lega sembra convinta che la riforma della Legge elettorale sia inevitabile. Il centrodestra valuta anche di aprire un dialogo con le opposizioni, per evitare un iter lungo e logorante. Si ipotizza una diminuzione del premio di maggioranza, che dal 59% diminuirebbe al 55% dei seggi. Non si esclude neanche di eliminare il ballottaggio, a cui si ricorrerebbe solo nel caso in cui entrambi i contendenti non raggiungessero il 40%.
Il rebus delle primarie nel centrosinistra
Il centrosinistra continua a godere delle conseguenze della vittoria del “No” al Referendum della Giustizia, mentre riflette sulla possibilità delle primarie in vista delle elezioni Politiche. Rosy Bindi, ex ministra della Sanità e delle Politiche per la Famiglia, lancia l’ipotesi di un nome nuovo, “che metta insieme Elly Schlein e Giuseppe Conte perché, con queste premesse, non si mettono nemmeno a un tavolo”. Il tutto per evitare uno scontro che indebolisca le opposizioni (Corriere della Sera). Una eventualità che Schlein aveva escluso a prescindere, confermando che l’epoca dei “Papi stranieri” si è ormai conclusa. Anche Avs, però, inizia a nutrire dubbi sull’efficacia delle primarie, intimorito dalle conseguenze che potrebbe avere sul partito una eccessiva polarizzazione sui due leader più in vista (La Stampa).
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