La manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir a Bologna si è conclusa con 11 feriti lievi tra agenti e cittadini. Le proteste sono scattate a seguito della diffusione del video in cui il 42enne viene mostrato immobilizzato a terra e ammanettato durante le operazioni di arresto. L’uomo, poco dopo, perderà la vita per motivazioni ancora da comprendere. La piazza indetta dal sindaco del capoluogo emiliano, Matteo Lepore del Pd, è stata infatti caratterizzata da forti tensioni.
Tra la folla si distingueva uno striscione portato in piazza dagli attivisti vicini ai centri sociali con scritto: “Giustizia per Fakir. Aboliamo la violenza di Stato padrone!”. Numerosi anche gli slogan come “Tout le monde deteste la police” e “Giustizia, giustizia”. Alla protesta hanno preso parte anche gli antagonisti.
Le tensioni e la guerriglia a Bologna dopo la morte di Fakir
Verso sera, una parte dei presenti si è spostata davanti alla Prefettura e alla Questura. “Assassini” è la parola urlata dai presenti davanti ai palazzi, dove sono stati intonati slogan contro lo scudo penale riservato agli agenti che sono intervenuti il giorno della morte di Fakir. Le forze dell’ordine sono intervenute nel tentativo di disperdere la folla.
In poco tempo è scattata una guerriglia. Sono stati diversi i momenti di contatto tra i manifestanti e gli agenti. Cariche, lacrimogeni e idranti sono stati utilizzati per tentare di disperdere la folla. I momenti di tensione sono andati avanti fino a tarda sera, con un gruppo di attivisti che si è reso protagonista di alcuni atti vandalici in centro. La famiglia della vittima si è dissociata dall’accaduto.
La richiesta di verità della famiglia
La sorella di Fakir avrebbe anche avuto un malore ed è stata soccorsa sulle scale del Nettuno, dopo aver perso i sensi. La nipote del 42enne, invece, ha preso la parola all’inizio della manifestazione, chiarendo che l’unico obiettivo della sua famiglia è quello di avere “verità e giustizia”. La ragazza ha chiarito che i suoi famigliari vogliono sapere chi era presente al momento della morte di Fakir, chi aveva il compito di intervenire e soprattutto se sia stato fatto tutto il possibile per salvare il loro caro.
Per la morte del 42enne sono stati iscritte nel registro del 45bis, ovvero il nuovo strumento legato al cosiddetto scudo penale, sei persone. Si tratta di due agenti di polizia e quattro operatori sanitari, i quali non sono stati iscritti nel registro degli indagati, ma in un registro parallelo necessario ad accertare che i fatti non siano coperti da una causa di giustificazione.
A rappresentare i familiari del 42enne è Fabio Anselmo, che aveva difeso anche le famiglie di Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi e Riccardo Magherini. A seguito delle violenze verificatesi a Bologna, l’avvocato ha sottolineato che “la strumentalizzazione becera e violenta è un evento a orologeria”, per poi aggiungere: “Chi ha preso parte alla guerriglia è amico di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”.
Lo scontro politico tra Salvini e Lepore (Pd)
La piazza ha scatenato tensioni anche nella politica. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha criticato il sindaco Lepore “che convoca una manifestazione di piazza che sicuramente non aiuta a svelenire il clima”. Il vicepremier si è poi chiesto: “Contro chi è la manifestazione? I due poliziotti?”. Un’accusa che il primo cittadino smentisce proprio all’inizio della piazza, quando prende la parola e spiega che l’evento è stato organizzato “perché è morto un cittadino bolognese e, come comunità, siamo al fianco della sua famiglia”.
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