mercoledì 15 Luglio 2026
Barbara Floridia, Movimento 5 Stelle e presidente della commissione di vigilanza RAI parla con i giornalisti davanti al Senato, Roma, 15 aprile 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

La Vigilanza Rai rischia lo stop fino a ottobre. Floridia: «Non indicheremo nuovi membri»

Dopo le dimissioni in massa, La Russa e Fontana dovranno chiedere ai gruppi di indicare i nuovi commissari. Opposizioni disposte a partecipare solo se cambiano le condizioni che hanno prodotto lo stallo; intanto pensano di convocare una manifestazione per la Rai

Di Giustino Marai
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La rischia di restare bloccata almeno fino all’autunno. Dopo le dimissioni in massa di opposizione e maggioranza, i presidenti di Senato e Camera dovranno chiedere ai gruppi di indicare i nuovi commissari. Ma Barbara Floridia, presidente dimissionaria del M5s, avverte: «In accordo con il resto delle opposizioni, non indicheremo nessun componente».

L’azzeramento della commissione

La palla ora passa a Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. I presidenti di Senato e Camera dovranno prendere atto dell’azzeramento della commissione e chiedere ai capigruppo parlamentari di indicare nuovi nomi. Il è pronto a farlo. Le opposizioni, invece, per ora chiudono la porta. La linea è non partecipare alla ricostituzione della Vigilanza se non cambiano le condizioni che hanno prodotto lo stallo.
I presidenti delle Camere potrebbero anche nominare i componenti in via d’imperio, come accaduto per la commissione Covid. Ma in questo caso si parla di un organo previsto per legge, e la forzatura peserebbe parecchio sulla dialettica parlamentare.

Floridia: «Non indicheremo nessun componente»

Floridia è netta. «In accordo con il resto delle opposizioni non indicheremo nessun componente», dice ad Avvenire.
La condizione principale resta il ritiro del nome di dalla presidenza Rai. Consigliera di amministrazione in quota Forza Italia, Agnes è stata indicata dal Cda per la guida di viale Mazzini. Per ratificarla serve però la maggioranza dei due terzi in Vigilanza. Le opposizioni hanno sempre votato contro; per ritorsione, la maggioranza ha fatto quasi sempre mancare il numero legale che consente alla Commissione di operare. Lo stallo si trascina ormai da due anni.

Le condizioni delle opposizioni

Per rientrare, le opposizioni chiedono un presidente davvero di garanzia e non Simona Agnes. Chiedono anche che la commissione venga ricomposta con gli stessi membri e con la stessa presidenza, cioè ancora Floridia. Allo stato, però, questa ipotesi appare lontanissima.
E allora la Vigilanza rischia di non tornare pienamente operativa prima della pausa estiva. Le previsioni più pessimistiche parlano di uno stop destinato a durare fino alla fine della legislatura. Ma senza una Vigilanza funzionante, restano sospesi anche dossier tecnici delicati, a partire dai regolamenti sulla par condicio in vista delle prossime elezioni.

L’attuazione del Media Freedom Act

Nella pesa anche il regolamento europeo sulla libertà dei media. Le opposizioni accusano la maggioranza di aver bloccato la della Rai che dovrebbe adeguare l’Italia al Media Freedom Act.
«È tutto fermo da un anno», dice Floridia. Secondo la presidente dimissionaria, il ministro dell’ Giancarlo Giorgetti avrebbe tenuto i lavori in stallo da ottobre in attesa di un parere del Mef. E la proposta del centrodestra, «pur facendo un giro molto largo», finirebbe comunque per garantire all’esecutivo il controllo della governance Rai.
La maggioranza respinge le accuse, e anzi le ribalta: «Gli unici che hanno messo le mani sulla Rai e non vogliono lasciarle sono le attuali opposizioni» ha detto la ex componente di maggioranza Augusta Montaruli ().

Il campo largo pensa a una piazza per la Rai

Nel centrosinistra si ragiona anche su come trasformare lo stallo in iniziativa . L’ipotesi è una manifestazione nazionale sulla Rai, per denunciare quella che le opposizioni descrivono come la trasformazione del servizio pubblico in “Tele-Meloni”. I tempi non sono immediati. Se ne riparlerebbe dopo l’, anche perché il campo progressista ha già due appuntamenti in agenda, l’8 luglio a Napoli e il 15 luglio al Nord, forse a Padova.
Dentro il Pd c’è anche chi chiede un passo ulteriore: le dimissioni dei due consiglieri Rai eletti in quota M5s e Avs, Roberto Natale e Alessandro Di Majo. Per ora, però, loro non intendono lasciare e il Nazareno evita di alimentare tensioni con gli alleati.

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