Roberto Vannacci passa all’attacco e apre un nuovo fronte dentro il centrodestra. Da una parte Fratelli d’Italia, dall’altra Marina Berlusconi. Nel mezzo c’è Futuro nazionale, il movimento del generale in congedo che a Vigevano porta a casa un risultato che pesa più del dato locale: 12 per cento alla lista e 14,5 al candidato sindaco Furio Suvilla. Numeri che collocano Fn poco sopra FdI e subito dietro Forza Italia nel comune pavese.
La destra si è presentata divisa e il ballottaggio sarà tra centrosinistra e il candidato sostenuto dagli azzurri. Ma il voto manda un segnale chiaro: il vannaccismo cresce e pesca voti nello stesso bacino elettorale della premier Giorgia Meloni. Il generale replica senza filtri alle critiche arrivate negli ultimi giorni da Marina Berlusconi e dagli ambienti meloniani. Da Verona liquida tutto con un provocatorio: «Me ne frego». Poi affonda contro la famiglia del Cavaliere: «Chi è Marina Berlusconi? Perché non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria?».
Nel mirino di Vannacci finisce anche Fratelli d’Italia: «Ora tirano fuori pure le “influenze russe”. Fratelli d’Italia alza il muro, oltretutto, in assenza di una mia richiesta di dialogo, inventa fantasmi e sospetti. Quando non riescono a rispondere alle idee e alla crescita di Fn, inventano scuse». Intanto Futuro nazionale continua a fare proseliti. Oggi al Pirellone Vannacci presenterà l’ingresso dei consiglieri regionali Luca Daniel Ferrazzi, eletto con la lista civica di Letizia Moratti, e Pietro Macconi, arrivato da Fratelli d’Italia. In Veneto entra anche Francesca Martini, ex sottosegretaria del governo Berlusconi IV ed ex esponente della Lega.
Verso l’assemblea costituente del 13 e 14 giugno a Roma, Fn rafforza la propria struttura. In Lombardia il monitoraggio delle riunioni locali sarà affidato a Checco Lattuada, ex FdI, noto per aver pubblicato due anni fa una foto con il saluto romano durante la Giornata della Memoria. Tra remigrazione per gli stranieri e promesse di “rastrellamenti” dell’esercito nelle periferie, il linguaggio di Vannacci agita tutto il centrodestra. Per Meloni il rischio è chiaro: perdere una fetta di elettorato decisiva in vista delle prossime Politiche.
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