Donald Trump sceglie la linea dell’attesa. Il presidente americano sceglie di fermare le armi ancora per qualche giorno, nella speranza che da Teheran arrivi un segnale chiaro e una posizione comune. Il presidente americano parla di divisioni interne al governo iraniano e sostiene che questo quadro rende difficile qualsiasi negoziato serio.
La richiesta di sospendere l’attacco è arrivata dal Pakistan. Il capo dell’esercito Asim Munir e il primo ministro Shehbaz Sharif hanno chiesto alla Casa Bianca di concedere spazio al dialogo, convinti che una proposta condivisa possa aprire una via d’uscita alla crisi. Trump ha accettato e ha ordinato alle forze armate di mantenere il blocco, restando pronte a intervenire in caso di fallimento dei colloqui. Per adesso Teheran teme si tratti di una tregua per poi riprendere i bombardamenti. I falchi del regime accusano il presidente americano e dicono che si tratta di una trappola.
Il messaggio è netto: la tregua non è un passo indietro, ma una pausa tattica. Gli Stati Uniti restano schierati nella regione e tengono sotto controllo ogni movimento iraniano. Il presidente ribadisce che la sospensione durerà fino alla presentazione del piano di Teheran e alla fine delle discussioni, qualunque sia l’esito.
Il clima resta teso anche sul piano politico. Il vicepresidente JD Vance ha annullato il viaggio previsto a Islamabad a causa del muro iraniano, un segnale che mostra quanto la situazione sia fragile e piena di incognite. Intanto la diplomazia prova a guadagnare tempo. La partita si gioca ora sulle parole e sulle scelte dei leader iraniani. Se la proposta arriverà, il confronto potrà continuare. In caso contrario, la tregua rischia di finire e lo scontro potrebbe tornare al centro della scena.
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