“L’Iran ha lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Ha la capacità di raggiungere l’Europa in profondità. È ora che i leader degli altri paesi si uniscano a noi“. Anche il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di rivolgersi all’Ue esortandola ad inserirsi nel conflitto in Medio Oriente per ottenere risultati più efficaci e veloci.
Il premier si è espresso in questi termini davanti alla stampa nel corso di una visita alla città di Arad, nel Sud del Libano, colpita ieri da un attacco iraniano. Netanyahu ha voluto sottolineare come la minaccia di Teheran interessi tutto il mondo e non solamente Washington o Tel Aviv: “Stanno bloccando una rotta marittima internazionale, una via energetica fondamentale, e stanno cercando di ricattare il mondo intero”.
Il premier si è detto soddisfatto in quanto alcuni Paesi europei si starebbero muovendo verso la possibilità di un’entrata nel conflitto, ma ha ribadito la necessità di uno sforzo unitario. “Nelle ultime 48 ore l’Iran ha dimostrato ancora una volta di essere nemico della civiltà e un pericolo per il mondo libero”, ha aggiunto Netanyahu tramite un post su X, in cui ha voluto rimarcare come i missili iraniani abbiano colpito anche siti civili, prendendo di mira bambini, famiglie e anziani.
La precedente richiesta di Trump alla Nato
Un’esortazione che rischia di cadere nel vuoto come quella lanciata pochi giorni fa da Donald Trump. Il presidente Usa aveva esortato la Nato a inviare una missione nello Stretto di Hormuz per garantirne la riapertura. Una richiesta negata, visto che l’Alleanza non ha giurisdizione in quel tratto di mare. “Non ci faremo trascinare in guerra“, aveva dichiarato in quell’occasione il primo ministro britannico, Keir Starmer.
L’Europa non si fida del piano del Tycoon. Trump avrebbe attaccato l’Iran senza garantire alcun preavviso all’Europa e successivamente senza chiarire con esattezza quale sarebbe la sua strategia. Di fronte a queste incertezze, è possibile che Europa e Nato decidano di non entrare direttamente nel conflitto, concentrandosi a limitare le conseguenze da esso causate sulle economie dei Paesi membri.
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