Nel Partito democratico potrebbe presto aprirsi il caso Pina Picierno. Attorno alla vicepresidente del Parlamento europeo, da mesi in rotta con la linea della segreteria Schlein su Ucraina, difesa europea e alleanze con il M5S, sono andate accumulandosi tensioni che avrebbero portato l’eurodeputata a valutare seriamente l’uscita dal partito.
L’isolamento
Picierno vive sotto scorta dal 2025 dopo una serie di minacce e intimidazioni legate soprattutto alle sue posizioni filo-Ucraina e anti-putiniane. Ad attaccarla pubblicamente era stato anche il propagandista russo Vladimir Solovyev.
Nonostante la pioggia di attestati di solidarietà dei suoi colleghi di partito, l’entourage di Picierno rimprovera al gruppo dirigente dem di non aver preso una posizione politica forte e pubblica nei momenti più delicati, e di averla dunque lasciata isolata.
Negli ultimi mesi, inoltre, la vicepresidente dell’Eurocamera avrebbe percepito una progressiva riduzione degli spazi politici e mediatici, specialmente a seguito di alcune sue prese di posizione mal digerite da molti suoi compagni di partito, compreso il sostegno al Sì sul referendum sulla giustizia.
Lo scontro su Israele
La frattura tra Picierno e buona parte del Partito democratico si era già allargata lo scorso anno, a seguito di un incontro a Bruxelles tra l’eurodeputata e gli esponenti dell’Israel Defense and Security Forum, lobby dell’estrema destra israeliana favorevole alla pulizia etnica e all’occupazione illegale della Cisgiordania. Alcuni parlamentari Pd avevano contestato duramente l’iniziativa, giudicata incompatibile con la linea e con i valori del partito.
Le distanze politiche tra l’attuale segreteria e l’area riformista interna al Pd sono del resto evidenti. Picierno rappresenta la componente più apertamente atlantista, sionista e neoliberale del partito, spesso più vicina alle posizioni del già defunto Terzo Polo che di un partito che vuole raccontarsi e forse tornare a essere di centrosinistra.
La partita europea
Le divisioni si sono manifestate anche al Parlamento europeo al momento del voto sul piano ReArm Europe, dove la delegazione dem si è spaccata tra favorevoli e astenuti. Intanto sarebbe già partita la corsa agli equilibri del midterm europeo del 2027, con Nicola Zingaretti indicato tra i possibili candidati a rilevare il ruolo di vicepresidente del Parlamento oggi occupato proprio da Picierno.
L’eventuale staffetta e l’addio dell’eurodeputata non avrebbe soltanto un peso simbolico. Rappresenterebbe la presa d’atto delle distanze ormai incolmabili tra l’attuale segreteria e quell’area riformista che ha a lungo dominato il partito.
