“Sto facendo il più possibile per Dio” e, se tutto questo “porterà alla fine dei tempi, bene”. Non è una battuta da film apocalittico, ma una frase pronunciata da JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, durante un podcast evangelico condotto da Bryce Crawford, 22 anni e oltre un milione di follower su YouTube. Vance ha parlato lunedì, affrontando uno dei temi più suggestivi e inquietanti della tradizione cristiana: la profezia della fine dei tempi. E lo ha fatto con una certa disinvoltura, lasciando aperta persino l’ipotesi che il proprio operato politico possa avere un ruolo in uno scenario da Apocalisse.
“Siamo alla fine dei tempi? Non lo so”
Il vicepresidente americano sostiene di essere affascinato dall’argomento, ma invita a non concentrarsi troppo sulle profezie: “Credo che siamo negli ultimi tempi? Non lo so. Sebbene ne sia affascinato, penso che concentrarsi troppo su questo tema possa essere molto dannoso”. Una cautela che però dura poco. Perché subito dopo arriva la frase destinata a far discutere: se il suo lavoro “porterà alla fine dei tempi, bene”. E se invece contribuirà a “costruire un mondo migliore che prosperi e sopravviva a lungo dopo la mia scomparsa”, aggiunge Vance, “anche questo sarà fantastico”.
Tra politica e visioni escatologiche
Il ragionamento è quello di chi sembra mettere sullo stesso piano due scenari radicalmente opposti: da una parte la costruzione di un mondo destinato a durare, dall’altra la possibilità che le proprie azioni conducano alla “fine dei tempi”. Una visione che, pronunciata da un normale predicatore, potrebbe già apparire singolare. Pronunciata dal vicepresidente degli Stati Uniti, assume inevitabilmente un peso politico e simbolico molto diverso. Vance non dice di sapere quando arriverà l’Apocalisse, né sostiene esplicitamente di volerla provocare. Ma il fatto che consideri serenamente l’ipotesi che il proprio lavoro possa contribuire alla “fine dei tempi” restituisce un’immagine quanto meno inquietante del suo rapporto con la religione, la politica e il destino dell’umanità. Insomma, mentre Washington discute di guerre, potere e futuro dell’Occidente, il vicepresidente americano si interroga pubblicamente anche sull’eventualità che il suo operato finisca per accompagnare l’umanità verso la fine del mondo. “Se porta alla fine dei tempi, bene”.
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