Roberto Vannacci prova a costruire una rete diplomatica per Futuro Nazionale. Come scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera, il generale sta cercando contatti con diverse ambasciate: da quella israeliana non sarebbe ancora arrivata risposta, mentre è consolidato il rapporto con Mosca. La ricerca di sponde al di fuori dei confini italiani è un passaggio delicato per un partito sovranista che, mentre cresce nei sondaggi, deve mostrarsi credibile anche sul piano internazionale.
Il tour diplomatico del generale
Secondo Verderami, Vannacci «va di fretta». Le elezioni si avvicinano e Futuro Nazionale deve completare la propria struttura: non bastano parlamentari, consenso e organizzazione territoriale. Per guadagnare terreno e margine di manovra servono anche rapporti con i rappresentanti degli Stati esteri in Italia. Il leader del nuovo partito avrebbe quindi iniziato a chiedere udienza a diverse ambasciate.
È un tassello considerato essenziale per ogni forza politica che ambisca a pesare davvero. Anche per quelle che, almeno formalmente, costruiscono la propria identità sul sovranismo.
L’attesa di Israele
Secondo le fonti citate dal Corriere, Vannacci è in attesa di una risposta dall’ambasciata israeliana a Roma. Una risposta che per ora, però, tarderebbe ad arrivare.
Il generale si considera «un amico» di Israele, riconosce quello che viene spesso grottescamente definito il «diritto» dello Stato ebraico «a difendersi», non si è mai espresso contro il genocidio del popolo palestinese e sostiene che lo Stato di Palestina «tecnicamente non esiste». Allo stesso tempo, ha criticato alcune scelte militari del governo Netanyahu, compresa la guerra all’Iran pensata per rovesciare la Repubblica Islamica.
Le relazioni con Mosca
Se con Israele il canale appare ancora incerto, i rapporti con la Russia sembrano molto più solidi. Vannacci è stato addetto militare all’ambasciata italiana a Mosca e da lì è tornato, a voler far propria la prospettiva del governo russo, «con le amicizie giuste e le idee chiare».
Il generale, pur precisando di non essere pro-Putin, ha più volte ribadito che l’Ucraina dovrebbe «cedere i territori conquistati dall’Armata russa» e diventare un Paese neutrale, che «arginare l’influenza del Cremlino non è nell’interesse nazionale» e che l’Italia dovrebbe tornare a commerciare con Mosca.
Il peso degli ambienti russi
I legami tra Vannacci e Mosca si basano anche su frequentazioni informali. Verderami cita il «conte Pietro Stramezzi», un individuo che riempirebbe i social di svastiche e descritto come molto attivo negli ambienti filorussi. Nell’articolo compaiono anche riferimenti ad Anton Kobyakov, consigliere speciale di Putin, e a contatti con ambienti legati al traffico d’armi e alla Crimea occupata.
Quando si cercano contatti con alcune ambasciate, «l’imprinting può comportare dei problemi», spiega un diplomatico citato dal Corriere. È uno degli innumerevoli limiti della linea di Vannacci: presentarsi come interlocutore internazionale senza uscire dall’ombra lunga di Mosca.
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