L’esecutivo colpisce di nuovo l’informazione, con l’approvazione della proposta di legge che modifica il codice in materia di protezione dei dati personali. In Aula alla Camera, 127 votano sì e 82 no. E al centrodestra compatto, si aggiungono anche Azione e Futuro Nazionale. Nello specifico, viene aggiunto l’art. 144-ter, ossia “Pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. Segnalazioni al Garante”. La nuova norma prevede che, qualora una testata – che sia radiofonica, cartacea, online o televisiva – dia notizia di un procedimento penale in corso o di provvedimenti relativi al medesimo procedimento, debba poi diffondere egualmente l’eventuale sentenza di proscioglimento, assoluzione o non luogo a procedere.
Non solo: l’interessato, “in caso di mancato adempimento da parte del direttore o del responsabile della testata a quanto previsto dal comma 1, può rivolgere una segnalazione al Garante“. Quest’ultimo avrà facoltà di decidere, nei cinque giorni successivi, di “ordinare la pubblicazione della notizia dei provvedimenti favorevoli per l’indagato o imputato”.
Ora, ottenuto il via libera alla Camera, il testo passerà al vaglio del Senato.
Il dibattito sulla libertà di stampa
Il Governo Meloni non molla la presa sul tema della giustizia. Questo è il primo provvedimento dopo la clamorosa debacle referendaria dello scorso 23 marzo. La norma è siglata dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa, prima firma della pdl, che a seduta terminata afferma: “È dovere dello Stato chiamare le persone a rispondere di fronte a fatti di reato, ma anche suo dovere garantire che, se una persona esce innocente dall’ingranaggio giudiziario, recuperi la stessa credibilità che aveva prima dell’indagine”.
Accanto alle rivendicazioni di Costa, si posiziona con fermezza la deputata leghista Simonetta Matone. Quest’ultima, dopo aver condannato l’accanimento relativo al caso Mani Pulite, ha fatto le pulci alla stampa: “I giornalisti hanno una responsabilità enorme nella demonizzazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali”. Matone lamenta l’eccessiva attenzione rivolta alle indagini e alle sentenze negative, che sfuma di fronte all’assoluzione dell’imputato.
Ma Roberto Giachetti, in quota Italia Viva, si chiede: “Può un’autorità amministrativa entrare così nel merito delle scelte redazionali senza produrre inevitabili contenziosi o effetti distorsivi?”. Una domanda che vede risposta nel rischio concreto di pressing sulle testate. Inoltre, come sottolinea, l’attenzione che converge sulle questioni giudiziarie è alimentata anche dai tempi infinitamente lenti.
Lo segue anche Federico Cafiero De Raho, vice presidente pentastellato della commissione Giustizia e Antimafia, che – per quanto ritenga il principio di fondo condivisibile – sottolinea come la norma, “per come è scritta, finisce per incidere sulla libertà si stampa, perché impone la pubblicazione della notizia, interferendo sulle scelte degli editori e dei giornali”.
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