mercoledì 29 Luglio 2026
Piantedosi e Nordio

Il fermo preventivo del ddl sicurezza è un flop

La misura voluta dal Governo Meloni non ha impedito gli scontri in Val di Susa e a Bologna. Il segretario generale di Silp Cgil Rossiello: «Sono strumenti assolutamente inefficaci»

Di Maria Vittoria Ciocci
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«Vogliamo evitare il ritorno delle Brigate Rosse». A febbraio, il Guardasigilli Carlo Nordio aveva rivendicato l’importanza e l’efficacia del fermo preventivo inserito nel ddl sicurezza. La premier Giorgia aveva garantito: «Non sarà una misura spot». Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva assicurato: «Con questo decreto, fatti come quello di Torino non sarebbero stati possibili». Il bilancio degli scontri nei mesi successivi, però, evidenzia una realtà ben diversa: il ddl sicurezza non è servito praticamente a nulla.

«Era inevitabile che finisse così», ha sottolineato Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato di Silp Cgil del Piemonte. Ai cronisti di , infatti, ha spiegato: «Sono strumenti assolutamente inefficaci, che non garantiscono sicurezza ai cittadini, né tantomeno agli agenti, costretti a lavorare in condizioni non adeguate». Considerando, ad esempio, gli scontri in Val di Susa, è importante sottolineare che quanto accaduto non nasce da una manifestazione finita male. Dalle indagini della Procura di Torino, in con la Digos, è emersa una preparazione minuziosa, con sopralluoghi sul territorio e la convocazione di attivisti provenienti da tutta Europa.

Sono gli stessi che hanno danneggiato i binari della linea di Alta velocità in , a pochi giorni dall’ delle Olimpiadi, e che hanno fatto esplodere ordigni di fronte alle sedi delle aziende legate all’industria bellica e dei trasporti. In Italia, poi, le tensioni sono alimentate dall’ di Alfredo Cospito, leader anarchico condannato al 41 bis, e dalla morte di e Sara Ardizzone. Entrambi sono stati uccisi, lo scorso 19 marzo, da un ordigno che stavano fabbricando in un casale nel Parco degli Acquedotti di . Per questo motivo, gli inquirenti piemontesi stanno valutando l’aggravante del terrorismo. In Val di Susa oltre 120 agenti sono rimasti feriti e centinaia di manifestanti sono stati identificati.

Il problema, quindi, è proprio l’inefficacia del fermo preventivo. Nessuno ha intuito che qualcosa si stesse muovendo tra le file anarchiche e radicali. E di conseguenza non sono state prese le dovute precauzioni. Rossiello, quindi, ha concluso: «Siamo di fronte a una destra che parla continuamente di sicurezza, ma non riesce a offrire strumenti davvero efficaci. L’esempio più evidente è il reato contro i rave: fu il primo grande intervento del , eppure, nella pratica, è rimasto quasi del tutto inapplicato».

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