«Vogliamo evitare il ritorno delle Brigate Rosse». A febbraio, il Guardasigilli Carlo Nordio aveva rivendicato l’importanza e l’efficacia del fermo preventivo inserito nel ddl sicurezza. La premier Giorgia Meloni aveva garantito: «Non sarà una misura spot». Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva assicurato: «Con questo decreto, fatti come quello di Torino non sarebbero stati possibili». Il bilancio degli scontri nei mesi successivi, però, evidenzia una realtà ben diversa: il ddl sicurezza non è servito praticamente a nulla.
«Era inevitabile che finisse così», ha sottolineato Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil del Piemonte. Ai cronisti di Repubblica, infatti, ha spiegato: «Sono strumenti assolutamente inefficaci, che non garantiscono sicurezza ai cittadini, né tantomeno agli agenti, costretti a lavorare in condizioni non adeguate». Considerando, ad esempio, gli scontri in Val di Susa, è importante sottolineare che quanto accaduto non nasce da una manifestazione finita male. Dalle indagini della Procura di Torino, in collaborazione con la Digos, è emersa una preparazione minuziosa, con sopralluoghi sul territorio e la convocazione di attivisti provenienti da tutta Europa.
Sono gli stessi che hanno danneggiato i binari della linea di Alta velocità in Francia, a pochi giorni dall’inaugurazione delle Olimpiadi, e che hanno fatto esplodere ordigni di fronte alle sedi delle aziende legate all’industria bellica e dei trasporti. In Italia, poi, le tensioni sono alimentate dall’arresto di Alfredo Cospito, leader anarchico condannato al 41 bis, e dalla morte di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Entrambi sono stati uccisi, lo scorso 19 marzo, da un ordigno che stavano fabbricando in un casale nel Parco degli Acquedotti di Roma. Per questo motivo, gli inquirenti piemontesi stanno valutando l’aggravante del terrorismo. In Val di Susa oltre 120 agenti sono rimasti feriti e centinaia di manifestanti sono stati identificati.
Il problema, quindi, è proprio l’inefficacia del fermo preventivo. Nessuno ha intuito che qualcosa si stesse muovendo tra le file anarchiche e radicali. E di conseguenza non sono state prese le dovute precauzioni. Rossiello, quindi, ha concluso: «Siamo di fronte a una destra che parla continuamente di sicurezza, ma non riesce a offrire strumenti davvero efficaci. L’esempio più evidente è il reato contro i rave: fu il primo grande intervento del Governo Meloni, eppure, nella pratica, è rimasto quasi del tutto inapplicato».
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