giovedì 16 Luglio 2026
Ursula von der Leyen. EPA_Ronald Wittek

Accordo Ue-Ucraina su Druzhba, aiuti immediati per il ripristino

Accelerazione di Costa e von der Leyen per superare il veto ungherese sul prestito da 90 miliardi a Kiev

Di Giustino Marai
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È stato raggiunto un accordo tra Unione europea e per il ripristino dell’oleodotto Druzhba, fuori uso dal 27 gennaio.
L’UE ha messo a disposizione di ed «immediatamente disponibili» per riattivare il flusso di petrolio verso Ungheria e e «gli ucraini hanno accolto e accettato l’offerta», si legge nella nota congiunta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo António Costa. Parallelamente si lavora anche a rotte alternative per il di petrolio non proveniente da Mosca: «La nostra priorità è garantire la sicurezza energetica di tutti i cittadini europei», sottolineano da .

Il nodo Druzhba

L’oleodotto Druzhba attraversa l’Ucraina ed è essenziale per rifornire Ungheria e Slovacchia, gli unici due Stati Ue ad aver ottenuto l’esenzione dal divieto di importazione di idrocarburi dalla Russia. Quasi due mesi addietro, l’oleodotto è stato messo fuori uso: Kiev ha attribuito il danneggiamento a un attacco di droni russi, ma il ha reso finora impossibile sia una verifica indipendente dei fatti sia l’avvio dei lavori di ripristino. Questo ha fatto salire molto la tensione tra il governo ucraino e il premier ungherese Viktor Orbán, che ha trovato un alleato nel suo omologo slovacco Robert Fico.

Il veto sul prestito

Il 14 marzo, i rappresentanti dei 27 Stati dell’Unione europea hanno trovato l’accordo per una proroga di ulteriori 6 mesi delle sanzioni alla Russia, proroga per la quale era necessaria l’unanimità. Solo con il voto si è dissipato il timore del voto contrario da parte di Ungheria e Slovacchia che, nonostante l’esenzione sugli idrocarburi, più volte hanno criticato la strategia europea.
Rimane però la minaccia del veto sul prestito da 90 miliardi di destinato all’Ucraina, in stallo ormai da mesi: finché l’oleodotto non ricomincerà a pompare petrolio verso le raffinerie ungheresi e slovacche, ha promesso Orbán, il bonifico non partirà.
Nello scontro, si inserisce un’ulteriore incognita politica: tra un mese ci sono le elezioni in Ungheria, che vedono Orbán partire senza i favori del pronostico. La sua sconfitta avrebbe forse potuto cambiare le carte in tavola, ma l’UE ha deciso di accelerare per superare l’impasse senza dover sperare in un aiuto dalle urne.

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