La mattinata di Tel Aviv si è aperta con un attacco nel pieno centro della città. Non è stato un unico impatto, ma un missile lanciato da Teheran che si è frantumato in volo, liberando il suo carico di cento chili di esplosivo su una zona densamente abitata. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di sei feriti e di diversi danni a palazzi e veicoli. La paura è corsa veloce fino a Rosh Ha’ayin, a est della metropoli, dove tra le case sono piovuti frammenti di metallo e piccoli ordigni inesplosi, a testimonianza di un’offensiva a lungo raggio.
Le testate a grappolo sono un incubo per la difesa aerea poichè frammentandosi in volo prima dell’impatto, rendono quasi impossibile intercettare ogni singolo frammento e anche quando i missili vengono abbattuti, detriti e piccoli ordigni finisce comunque per abbattersi sulle strade. Mentre le sirene continuano a suonare, i soccorritori del Magen David Adom scavano tra le macerie per aiutare i feriti, e alle famiglie è stato dato l’ordine più difficile: restare barricate nei rifugi, in attesa che il cielo torni sicuro
L’attacco giunge proprio mentre scade l’ultimatum di Donald Trump e dopo che l’Iran aveva dettato le sue “sei condizioni” per la pace. La scelta di colpire il cuore di Israele sembra essere la risposta definitiva di Teheran alle minacce di Washington e alla pressione della NATO nello Stretto di Hormuz.
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