“La decisione dell’Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz è stata sconsiderata”, ha dichiarato la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, aprendo il vertice virtuale presieduto da Londra con 35 Paesi partner, inclusa l’Italia, impegnati a garantire la navigazione commerciale nel tratto di mare che separa le coste iraniane da quelle della penisola arabica. Una riunione in cui non è stato fatto alcun cenno agli attacchi compiuti in questo mese da Usa e Israele nei confronti di Teheran e che arriva a poche ore da una delle più dure dichiarazioni del presidente Donald Trump: “Chi riceve petrolio da Hormuz si occupi della situazione”.
Un disinteresse che ha messo in allarme i Paesi che dipendono dal passaggio commerciale, tanto che il Regno Unito ospiterà settimana prossima una riunione di esperti militari per discutere le opzioni di riapertura e consentire ai mercati globali di riprendere gradualmente i ritmi del passato. Senza un’operazione simile il rischio è che l’economia globale rimanga “ostaggio” delle politiche iraniane, che attualmente non permettono un passaggio sicuro delle petroliere e delle navi mercantili.
Cooper ha citato una valutazione secondo cui solo cinque navi hanno attraversato lo stretto nelle ultime 24 ore, rispetto a una media abituale di circa 150. Una situazione che a lungo termine può generare gravi problematiche all’economia mondiale, soprattutto se si considera che la fine delle ostilità in Medio Oriente potrebbe non garantire una immediata riapertura dello Stretto. Attraverso Hormuz passano quotidianamente un quarto del petrolio mondiale e un quinto del gas naturale liquido, rendendolo uno dei passaggi strategici più importanti al mondo.
La posizione dell’Italia su Hormuz
Alla videoconferenza era presente il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, il quale ha ribadito la posizione del nostro Paese a favore di un’immediata de-escalation e del ritorno al dialogo diplomatico, evidenziando l’impatto che il blocco dello Stretto di Hormuz sta avendo avendo sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare. Attraverso lo Stretto, infatti, passano anche buona parte dei fertilizzanti prodotti al mondo.
Tajani ha chiarito che l’Italia valuterà una partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto solamente sotto mandato delle Nazioni Unite. Inoltre, l’Italia e altri Paesi hanno sostenuto la necessità di un percorso con l’Onu per creare al più presto un “corridoio umanitario” innanzitutto per i fertilizzanti e i beni alimentari.
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