martedì 26 Maggio 2026
Giorgia Meloni. ANSA_Fabio Cimaglia

Ecco perché Meloni è volata nel Golfo

La missione della premier non è altro che un tentativo di allontanare l'attenzione degli elettori dalla crisi del governo, dall'ipotesi della recessione e dagli scandali che hanno travolto la maggioranza

Da Laura Laurenzi
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Nessuno, a parte il presidente della Repubblica, sapeva che Giorgia Meloni sarebbe volata nel Golfo per “dimostrare la vicinanza dell’Italia al destino della regione”. Il suo atterraggio a Gedda, in Arabia Saudita, è stato una sorpresa per tutti. Sembra difficile però immaginare che la missione di Meloni non assuma un’importanza politica nel delicato scenario interno che caratterizza il nostro Paese. Oltre a voler discutere con i leader di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi un accordo di partenariato strategico più solido, le immagini di Meloni nel Golfo servono un altro obiettivo: distrarre l’opinione pubblica. Allontanare l’attenzione dei cittadini dagli scandali legati al suo governo, da quello di Delmastro fino a Piantedosi, passando per Bartolozzi e Santanchè.

A dimostrarlo è la narrazione scelta proprio da Palazzo Chigi: “La prima leader europea, del G7 e della Nato a mettere piede nel Golfo dall’inizio del conflitto”. Così è stata presentata la missione di Meloni, quasi si trattasse di un viaggio da lodare, anche in considerazione dei pericoli che porterebbe con sé. Una narrazione infiocchettata e presentata agli elettori in un momento complesso. La vittoria del “No” al referendum della Giustizia ha portato a un calo nei consensi del governo e di FdI. Un quadro aggravato dagli attacchi delle opposizioni che hanno criticato la premier per la sua vicinanza a Donald Trump. Lo stesso che, con gli attacchi in Iran, ha provocato una crisi energetica che si presenta come catastrofica.

Meloni è nel Golfo solo per distrarre?

Di fronte a questa situazione, Meloni ha dovuto cimentarsi in un’opera di interventismo, evitando di apparire blindata all’interno di Palazzo Chigi. Il viaggio è arrivato in un momento piuttosto particolare: la premier ha infatti lasciato il Paese subito dopo un Consiglio dei ministri sul tema dell’economia e il giuramento di Gianmarco Mazzi come nuovo ministro del Turismo. Due eventi che rappresentano al meglio la delicata situazione dell’Italia. Da un lato c’è lo spettro della recessione, ipotizzato dalle stime di Istat e Bankitalia nel caso in cui il conflitto nel Golfo dovesse durare ancora per diversi mesi; dall’altro c’è la crisi della maggioranza, dimostrata dalla serie di dimissioni che hanno fatto seguito alla vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia.

Se sul piano del rimpasto Meloni ha già chiarito di non voler procedere nell’immediato futuro, su quello della sicurezza energetica c’è maggior fermento. Non si può escludere che nel corso di questo viaggio nel Golfo, la premier non riesca a ottenere nuovi accordi per l’importazione di maggiori quantità di petrolio e gas naturale dai Paesi mediorientali, così come un possibile passaggio sicuro di alcune navi mercantili italiane nello Stretto di Hormuz, come già riuscito alla Spagna e alla Francia. Palazzo Chigi nega qualunque “trattativa bilaterale”, eppure il viaggio del presidente del Consiglio sembra aver scelto una tempistica piuttosto favorevole.

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