La fine delle ostilità tra Iran, Usa e Israele potrebbe non equivalere alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Un alto funzionario iraniano, citato da Reuters online, ha annunciato che Teheran non ha intenzione di riaprire al traffico commerciale la striscia di mare che separa le coste iraniane dalla penisola arabica in cambio di una semplice tregua temporanea. Hormuz ha assunto un valore cruciale in questo conflitto, in quanto attraverso di esso passano quotidianamente un quinto delle scorte di petrolio e gas naturale liquido mondiali.
L’Iran sta quindi utilizzando lo Stretto come leva per ottenere maggiori libertà in vista di un possibile accordo. Secondo il regime degli Ayatollah, gli Stati Uniti non sarebbero ancora pronti per una tregua permanente, ma al contempo l’Iran non ha intenzione di essere messa sotto pressione per accettare scadenze e prendere una decisione. Teheran ha ottenuto la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco e la starebbe analizzando con una certa attenzione.
I dubbi sull’intesa tra Usa e Iran
Al centro dell’intesa c’è un cessate il fuoco di 45 giorni, da utilizzare per trattare un accordo di pace vero e proprio. All’interno dell’eventuale nuovo accordo, sarà discussa la riapertura dello stretto di Hormuz e la destinazione dell’uranio arricchito. La tensione, però, resta altissima. L’Iran ha già chiarito di non voler accettare un cessate il fuoco che non sia definitivo, in quanto “darebbe solo respiro al nemico”. La strozzatura di Hormuz, infatti, sta indebolendo fortemente le economie mondiali, ponendo il presidente Usa, Donald Trump, in una situazione piuttosto scomoda. Il tycoon ha minacciato di “scatenare l’inferno” se Hormuz non venisse riaperto e Teheran ha preso sul serio la nuova minaccia.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha sentito oggi il ministro francese Jean-Noel Barrot e ha denunciato i “crimini di guerra” che Trump ha promesso di compiere. L’Iran ha inoltre chiarito di essere pronto a nuove e violente rappresaglie. “Risponderemo in modo deciso, immediato e con un attacco di rappresaglia a qualsiasi aggressione o minaccia imminente”, ha infatti annunciato il viceministro degli Esteri Hazem Gharibadi.
I pasdaran hanno invece posto le mani avanti su Hormuz, chiarendo che lo Stretto non tornerà più al suo stato precedente, soprattutto per i mercati di Usa e Israele. “Stiamo completando un piano che stabilisce il nuovo ordine del Golfo Persico”, hanno continuato le Guardie della Rivoluzione. La guerra voluta da Donald Trump rischia di impantanarsi ogni giorno di più, mentre i consensi del tycoon colano a picco nella sua stessa patria.
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