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sabato 18 Aprile, 2026
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Donald Trump sullo Stretto di Hormuz

Per Trump oggi è il giorno della distruzione dell’Iran

Ultimatum del presidente americano a Teheran: senza accordo entro martedì gli Stati Uniti pronti a colpire ponti e centrali

Da Alessio Matta
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Donald Trump alza ancora il tono e fissa una scadenza netta: martedì sera, alle 20 sulla costa est degli Stati Uniti. Se entro quell’ora non arriverà un’intesa, l’America è pronta a colpire l’Iran con una forza che il presidente descrive senza giri di parole. “Possiamo eliminare l’intero Paese in una sola notte”, ha detto durante una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca.

Il messaggio è chiaro: Washington ha già un piano operativo. Trump sostiene che in poche ore potrebbero essere distrutti ponti, centrali elettriche e infrastrutture energetiche. L’obiettivo, ha spiegato, è piegare Teheran e riaprire lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il commercio mondiale di petrolio. “Abbiamo vinto e quindi saremo noi a decidere”, ha ribadito.

Nel frattempo qualcosa si muove sul fronte diplomatico. Pakistan, Egitto e Turchia hanno presentato una proposta che prevede un cessate il fuoco di 45 giorni e la riapertura della rotta marittima. Secondo fonti vicine ai negoziati, i contatti tra le parti non si sono fermati. Si continua a parlare, anche se la distanza resta ampia.

Teheran ha respinto il piano americano in quindici punti e ha risposto con una controproposta più corta. Il principio indicato dai diplomatici iraniani è netto: niente tregua senza garanzie di sicurezza. In altre parole, l’Iran chiede la fine della guerra e la promessa di non subire nuovi attacchi.

Sul campo la tensione cresce. Israele ha colpito l’impianto petrolchimico del giacimento di South Pars, la più grande riserva di gas al mondo, e ha annunciato l’uccisione del capo dell’intelligence dei Pasdaran, Majid Khademi. Un colpo pesante per Teheran, che vede ridursi una delle sue principali fonti di entrate.

Il tempo scorre e la finestra per un accordo si restringe. Trump insiste: non arrendersi sarebbe un errore. E mentre i negoziatori cercano una via d’uscita, il rischio di un’escalation resta concreto. Una scintilla, a questo punto, potrebbe bastare.

Leggi anche: Trump: “Dipendesse da me, prenderei il petrolio iraniano”

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