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sabato 18 Aprile, 2026
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Donald Trump. EPA_Jim Lo Scalzo

Trump: “Dipendesse da me, prenderei il petrolio iraniano”

Il presidente Usa ha respinto la proposta di Teheran e ribadito l'ultimatum di domani. "Il popolo iraniano vuole sentire le bombe", ma quello americano "non capirebbe"

Da Sergio Di Laccio
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In un confronto con i giornalisti in occasione della tradizionale cerimonia della consegna delle uova pasquali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito i concetti già espressi nelle scorse settimane: l’Iran sarebbe di fatto sconfitto, la nuova classe dirigente sarebbe più intelligente e incline al compromesso, l’offerta di pace iraniana è buona ma non al punto da essere accettata e, soprattutto, l’ultimatum per un accordo è domani, e non oltre.

La proposta Islamabad

Per Trump, la cosiddetta proposta Islamabad, che deve il nome all’impegno del Pakistan nella sua elaborazione, sarebbe “significativa, ma non abbastanza buona”. Dopo il rifiuto del piano americano da parte dell’Iran, sarebbero quindi gli Stati Uniti a respingere le condizioni per il cessate il fuoco. Ma Trump si mostra fiducioso: “L’Iran potrebbe porre fine rapidamente alla guerra, c’è stato un regime change e ora le persone che negoziano per l’Iran sono molto più ragionevoli. Il primo regime è stato eliminato, il secondo regime è stato eliminato. Ora il terzo gruppo di persone con cui abbiamo a che fare non è così radicalizzato… sono molto più intelligenti”.

L’ultimatum

La condizione necessaria, ma probabilmente non sufficiente, è la rinuncia da parte dell’Iran alla produzione di armi atomiche, se non al programma atomico tout court. Altrimenti “abbiamo a disposizione diverse opzioni. Potremmo andarcene ora e impiegherebbero 15 anni per ricostruire il paese”. La minaccia è quella di un attacco totale alle infrastrutture qualora non si raggiungesse un accordo entro domani. “L’ultimatum è definitivo. Niente ponti, niente centrali elettriche”. E poi ha aggiunto: “Purtroppo, il popolo americano vorrebbe vederci tornare a casa. Se dipendesse da me, prenderei il petrolio e mi prenderei cura del popolo iraniano. Ma voglio rendere felice il popolo del mio Paese, non credo capirebbe”.

Il colpo fortunato

Ma se, come Trump ripete da giorni, l’Iran è stato demolito, perché la guerra non è ancora finita? “E’ un paese grande, hanno ancora alcuni missili e hanno azzeccato un colpo fortunato” ha risposto riferendosi al bombardiere F-15 abbattuto venerdì, il cui equipaggio è stato appena tratto in salvo. Dell’operazione di recupero dei piloti parlerà tra poco in conferenza stampa.
Intanto, Trump si è lanciato in una disamina dei sentimenti del popolo iraniano verso questo conflitto e verso il regime che, nonostante i suoi proclami, non sarebbe poi così diverso dal precedente: “Il popolo iraniano, quando non sente i bombardamenti, si arrabbia. Vogliono sentire le bombe perché vogliono essere liberi. La gente non scende in strada a protestare perché” il regime “aprirebbe subito il fuoco contro le persone”.

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