I negoziati di Islamabad tra Washington e Teheran tengono il mondo con il fiato sospeso. Dopo i timori della scorsa settimana, quando Trump minacciava di obliterare l’intera civiltà iraniana e i Pasdaran rispondevano di poter bloccare lo Stretto di Hormuz per gli anni a venire, le speranze in un esito positivo sono tornate a crescere. L’UE, però, non può fare affidamento soltanto sulle speranze: per questo, scrive Claudio Tito su Repubblica, starebbe pensando di avviare negoziati diretti con l’Iran per garantire il flusso di carburanti attraverso lo Stretto.
I negoziati in corso
L’Europa, ovviamente, ha intenzione di fare quanto possibile per favorire un accordo tra Usa e Iran che ponga fine quanto prima alla guerra in Medio Oriente. A sei settimane dall’attacco, però, è ormai chiaro che sarebbe poco saggio puntare tutte le proprie fiches sugli incontri di Islamabad: l’amministrazione americana in generale e in particolare il presidente Trump sono interlocutori troppo inaffidabili e volubili per consegnar loro le chiavi del proprio futuro; e i loro partner, gli israeliani, hanno già dimostrato di essere pronti a ogni nefandezza pur di tenere in stallo o far saltare le trattative, almeno fino a quando non avranno raggiunto tutti i propri obiettivi regionali.
La svolta
Che balbettare condanne bipartisan e incrociare le dita non fosse la strategia più adeguata era già chiaro a chiunque non avesse messo le radici nelle stanze dei bottoni e avesse finito per perdere qualsiasi senso della realtà. Oggi questa drammatica consapevolezza potrebbe essere arrivata anche a Bruxelles. Del resto, lo stesso Trump in una delle ormai innumerevoli invettive contro la NATO e i partner europei aveva invitato chi fosse interessato a sbloccare lo Stretto a mettersi in proprio senza attendere regali dagli Stati Uniti.
Le istituzioni europee sarebbero quindi finalmente al lavoro per aprire un canale diplomatico diretto con i Pasdaran che garantisca il passaggio delle navi battenti bandiere dei paesi europei.
Gli ostacoli
Oltre al già citato problema della volontà di Israele di perpetuare il conflitto ed estenderlo all’intera regione, ci sono altri due ostacoli che renderebbero comunque molto complesso instaurare una trattativa: il primo è la postura della Casa Bianca, che certo non gradirebbe queste intelligenze con il nemico e il rafforzamento della posizione di Teheran sullo scacchiere internazionale. Il secondo è che due mesi addietro, poco prima dello scoppio del conflitto, l’Unione Europea ha inserito i pasdaran nella black list delle organizzazioni terroristiche, quindi non è chiaro se sia legalmente possibile o meno avviare un negoziato. Quel che invece è chiarissimo è che l’Europa non può più permettersi di starsene con le mani in mano.
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