“Ci sono momenti in cui le parole sfuggono dal cervello, agiscono da sole, ma fa parte della dialettica politica un po’ esasperata di questi tempi”, aveva detto qualche tempo fa Carlo Nordio. E ieri ha voluto dare una conferma pratica di quanto sia facile farsi sfuggire parole e frasi che, se rilette a mente fredda, sono evidentemente ridicole, come il paragone spericolato tra sé stesso e un monumento della lotta alla mafia come Giovanni Falcone.
Le sue parole
Intervenendo a Palermo per le commemorazioni del magistrato ucciso da Cosa Nostra insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, il Ministro della Giustizia ha dichiarato: “Sia io che Giovanni Falcone abbiamo rischiato la vita: io quando indagavo sulle Brigate Rosse e lui sulla mafia”.
Come fatto più volte negli ultimi mesi per respingere l’accusa di voler indebolire la magistratura, Nordio ha ricordato le minacce ricevute negli anni Settanta durante le indagini sul terrorismo brigatista in Veneto. “Ho rischiato la vita e ricevevo a casa lettere con le stelle a cinque punte”, aveva detto durante la campagna referendaria sulla giustizia.
Il problema
Il problema, in questo caso, non è tanto nel merito: nessuno mette in dubbio che, nel corso della sua carriera, Nordio abbia dovuto far fronte a minacce anche molto concrete alla propria vita e incolumità fisica. Fare certe affermazioni nel giorno del ricordo della strage di Capaci significa però tracciare un parallelo tra sé stessi e un uomo che, assieme a Paolo Borsellino, è diventato il simbolo della lotta alla mafia e del prezzo di sangue pagato dallo Stato e dall’intera società italiana in quegli anni bui. Significa essere ostaggio di un tale egocentrismo che non permette di avvedersi dell’inopportunità di un paragone, sebbene implicito, che evidentemente non sta in piedi.
La sua eredità da ministro
Anziché celebrare il lavoro fatto decenni addietro, Nordio dovrebbe forse guardare con occhio critico quanto ha fatto e sta facendo in questi anni da ministro della Giustizia, e prestare orecchio a chi denuncia i tanti errori del governo di cui fa parte. Come la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, stigmatizzato dall’Unione Europea, e che per Libera è “un pericoloso indebolimento dei presidi di legalità” nella lotta a mafie e corruzione. O come la stretta sull’uso delle intercettazioni, che complicherà non poco il lavoro dei magistrati che indagano su mafia e terrorismo. Chissà cosa ne avrebbe pensato Giovanni Falcone.
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