Le grandi opere italiane tornano sotto pressione a causa di nuove vicende giudiziarie, con possibili effetti sulla fiducia degli investitori in una fase delicata per il Paese. La Procura di Roma ha iscritto tre soggetti nel registro degli indagati per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. Al centro dell’inchiesta c’è il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, infrastruttura dal valore superiore ai 13,5 miliardi di euro, pari a circa lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo italiano. I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni tra Roma, Frosinone e Reggio Calabria, sequestrando documenti e dispositivi elettronici.
Indagati e ipotesi accusatorie
L’indagine si concentra sul tentativo di influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo. Tra gli indagati figurano Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della magistratura contabile, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due privati avrebbero cercato di avvicinare il magistrato offrendo sostegno per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento. Gli analisti evidenziano come lo stop giudiziario possa comportare un aumento dei costi di gestione fino al 5% a causa dei ritardi amministrativi.
Il sistema di pressioni e scambi informativi
La Procura descrive un quadro fatto di relazioni e scambi di informazioni che metterebbero a rischio l’imparzialità degli organi di controllo. In una nota ufficiale, i magistrati spiegano che gli intermediari avrebbero tentato di “condizionare” l’esame della Corte a favore della società. Le indagini evidenziano inoltre tentativi di contatto con altri magistrati considerati utili agli interessi del gruppo. In cambio di possibili incarichi futuri, il giudice avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’iter decisionale, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sull’andamento della Camera di Consiglio.
Effetti economici e rischi per il progetto
Le conseguenze dell’inchiesta potrebbero incidere sul costo del debito legato ai green bond, destinati a finanziare il 40% dell’opera. L’accusa sottolinea che il magistrato avrebbe analizzato la decisione negativa del 29 ottobre 2025, impegnandosi a preparare una memoria tecnica per il commercialista della società. In cambio, avrebbe manifestato “l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”. Il quadro richiama precedenti come lo scandalo del Mose di Venezia, dove i costi finali aumentarono del 120% rispetto alle previsioni iniziali. L’impatto sull’appaltatore principale e sulla società pubblica potrebbe bloccare i fondi europei, fondamentali per il piano finanziario. Gli inquirenti analizzeranno il materiale sequestrato per accertare eventuali danni erariali. In caso di conferma delle accuse, il rischio di fermo dei cantieri salirebbe fino al 35%, congelando investimenti che avrebbero generato circa settemila posti di lavoro diretti nel settore dell’edilizia pesante. Il mercato resta in attesa dei primi esiti delle verifiche dei Ros per capire il futuro dell’opera simbolo del Mezzogiorno.
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