giovedì 13 Agosto 2026
Giorgia Meloni

Gli italiani al voto l’11 aprile. La strategia della premier per garantirsi un Meloni bis

L’esecutivo accelera sulle elezioni. L’ascesa di Vannacci, la crisi energetica e i problemi interni alla Lega mettono alle strette la maggioranza

Di Maria Vittoria Ciocci
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Si inizia a parlare di anticipate. Come riporta Repubblica, le previsioni della maggioranza convergono su una data: 11 2027. L’obiettivo è ottenere l’approvazione della riforma della elettorale entro l’estate, così da avviare l’iter per portare i cittadini alle urne prima della scadenza del . Un’accelerazione che nasce da diverse preoccupazioni: lo shock energetico che produrrà presto un’impennata dell’inflazione, la crisi identitaria della Lega e l’ascesa, apparentemente inarrestabile, di Roberto Vannacci alla guida di Nazionale.

Per garantire un Meloni bis, quindi, è fondamentale stringere i tempi. Così da contare sull’onda di sostegno che, nonostante tutto, il centrodestra può ancora vantare. E così, dopo un’attenta riflessione, i deputati e i senatori di Fratelli d’ hanno individuato il fatidico giorno nel pieno della primavera, nella speranza di una riconferma della .

Ma oltre a una questione politica, c’è anche un elemento pratico: secondo la riforma del 2012, il alla pensione scatta solo se deputati e senatori hanno maturato 4 anni, 6 mesi e un giorno di mandato. L’attuale esecutivo si è insediato a Palazzo Chigi l’8 ottobre 2022, quindi – qualora si votasse prima del 9 aprile – quasi la metà dei diretti interessati dovrebbe rinunciarci.

A convincere la maggioranza sulla data, è anche il prossimo round di amministrative: tra la prossima primavera e l’estate i cittadini di Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino torneranno alle urne. Tutte città alla guida del fronte progressista. Meloni, di conseguenza, teme che l’ondata di consenso a favore del campo largo funga da spinga per le parlamentari. L’obiettivo, quindi, è dividere i due eventi. Un espediente che non dispiace neppure al , per una questione di costi.

Con queste previsioni, le Camere dovrebbero essere sciolte entro l’ultima settimana di febbraio, in quanto l’art. 61 della Costituzione stabilisce che le elezioni debbano tenersi entro 70 giorni dalla fine del precedente mandato. Sembra esclusa, infine, l’ipotesi di procedere con il voto anticipato entro il mese di ottobre 2026. L’obiettivo era evitare la Legge di Bilancio che, anche quest’anno, sarà caratterizzata da una catena di e misure di austerità. Ma un azzardo così, forse, è troppo.

Leggi anche: “Il tempo di Meloni è finito”: Conte accelera sull’alleanza progressista

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