mercoledì 15 Luglio 2026
Il Papa incorniciato dalla porta d'Europa a Lampedusa. Con lui anche Leonardo. EPA/VATICAN MEDIA HANDOUT

«Avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Ho smesso di piangere grazie a un pallone»

Leonardo Derek Montana, 11 anni, ha incontrato il Papa a Lampedusa. Dieci anni fa perse la madre durante la traversata. Oggi gioca a calcio e sogna di diventare un dottore

Di Redazione
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Leonardo Derek Montana è arrivato a Lampedusa in una notte di giugno del 2016. Durante la traversata ha perso sua madre, al cui corpo senza vita era comunque rimasto stretto fino allo . Oggi ha 11 anni, vive a Palermo con i genitori adottivi e davanti alla Porta d’Europa ha regalato a Leone XIV un pallone dei mondiali. Per Leonardo, il pallone è il simbolo della sua nuova vita, è l’oggetto grazie al quale, dopo la tragedia, ha smesso di piangere ed è tornato a sorridere.

L’ con Leone XIV

Leonardo ha incontrato il Papa alla Porta d’Europa, il memoriale che a Lampedusa ricorda gli sbarchi e i naufragi nel Mediterraneo.
Era ovviamente emozionatissimo. Aveva preparato un , perché «non capita certo tutti i giorni di incontrare l’ più importante del mondo». Poi la tensione si è sciolta. «Il Papa mi ha detto: “Sono contento di fare questa esperienza con te”», ha raccontato. «Da quel momento, è stato come camminare con un amico».

La commozione

Leonardo ha saputo che avrebbe incontrato il Papa da una foto che gli ha mandato sua madre. «Io ho detto: “Ma Leonardo sono io?”. E mia ha detto: “Sì, Leonardo sei tu”. E allora sono esploso dal divano, sono saltato in aria e ho urlato: Wow!».
Alla Porta d’Europa Leone XIV lo ha preso per mano insieme a Maria Emanuela, una di 5 anni originaria della Costa d’Avorio e nata a Lampedusa nel 2021. «Ci sono stati molti abbracci, strette di mani», ha raccontato Leo. «È stato molto commovente, emozionante. Bello, dai».

Il pallone donato al Papa

Leonardo ha portato al Papa un pallone perché, dieci anni fa, appena arrivato a Lampedusa, non riusciva a smettere di piangere. Si calmò solo quando qualcuno gli diede una palla fatta di carta. «Dieci anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma», ha scritto nel biglietto consegnato a Leone XIV. «Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio e io non ho mai smesso di giocare».

«Può far felice un altro bambino»

Delle sue origini, Leonardo sa soltanto il paese di provenienza: il Ghana. Guardando al futuro, invece, gioca a calcio e sogna di diventare calciatore. «Sto continuando la mia carriera, sto giocando a calcio con i miei compagni, a scuola», ha detto.
Al Papa ha voluto donare proprio quel simbolo di rinascita: «Ho voluto regalargli un pallone che rappresenta l’inizio della mia storia e ho voluto darglielo così che lo possa dare a un altro bambino e farlo felice». Alla domanda se lui sia felice, ha risposto semplicemente: «Sì». E non soltanto grazie al pallone.

La nuova vita a Palermo

Leonardo è stato adottato da Walter Montana e Marilena Poderati, una coppia di Palermo. Marilena racconta che lei e il marito avevano già immaginato un’adozione legata a Lampedusa: «Ci sentivamo impotenti davanti a tanti che sbarcavano soli». E prosegue: «Mi ero immaginata che sarebbe saltato al collo vedendomi, invece si è buttato sulle braccia di mio marito. Piano piano, siamo diventati madre e figlio».
Oggi Leo studia all’International School dell’Istituto Gonzaga. Se il calcio non dovesse diventare il suo futuro, dice, gli piacerebbe fare il dottore. A Lampedusa torna ogni anno: «La considero casa mia», racconta. «Qui è iniziata la mia storia».

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