martedì 28 Luglio 2026
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Colucci (M5S) a La Sintesi: “Il ddl sull’antisemitismo rischia di censurare chi critica Israele”

Il deputato del M5S e capogruppo in Commissione Affari Costituzionali alla Camera conferma l’ambiguità delle norme contenute nella proposta di legge ed evidenzia la necessità di modificarne l’impianto affinché comprenda diversi tipi di discriminazione e non solo quella legata all’ebraismo

Di Laura Laurenzi
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Il ddl antisemitismo, già approvato al Senato e pronto ad approdare alla Camera, è una proposta di legge che introduce norme per contrastare l’antisemitismo in Italia, rafforzando gli strumenti di prevenzione e coordinamento tra le diverse istituzioni competenti.

Un testo che ha scatenato più di qualche polemica sia per la specificità del tema – che esclude altre forme di discriminazione nei confronti di altre minoranze – sia per la volontà di adottare la definizione operativa di antisemitismo dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA). Un testo che, secondo alcuni, rischia di confondere l’antisemitismo e le nei confronti del governo israeliano. Per chiarire le problematiche legate a questa proposta abbiamo contattato il deputato , del M5S in alla Camera.

Onorevole Colucci, il ddl antisemitismo arriverà in Commissione Affari costituzionali alla Camera. C’è chi ritiene che adottare la definizione operativa di antisemitismo che viene dall’IHRA possa limitare la libertà di espressione e manifestazione. Lei è d’accordo?

“Certo. Quella dichiarazione di IHRA nasce come uno strumento operativo di monitoraggio e non può essere assunta a base, a nostro giudizio, della definizione di antisemitismo, perché ha in sé delle ambiguità interpretative. Il punto è proprio quello di poter distinguere in maniera netta tra l’antisemitismo e l’antisionismo. Se questa distinzione non viene operata in maniera netta, si rischia di porre un limite a quella che è la libertà di espressione. Non possiamo pensare che forme di critica alle azioni politiche del governo di Israele possano essere ricondotte a politiche e atteggiamenti antisemiti”.

Quali sarebbero i contesti in cui il confine tra critica politica e antisemitismo potrebbe diventare più difficile da tracciare a seguito dell’ del ddl?

“Se si vanno a vedere gli esempi che sono riportati nella dichiarazione che viene presa a base, lì questa distinzione non è così netta. perché quei criteri erano strumenti operativi per il monitoraggio. Noi in Italia abbiamo già una legislazione che contrasta qualsiasi forma di che derivi da pregiudizi di natura religiosa, ma anche di natura etnica, culturale o sessuale. Quindi, sono norme che già esistono nel nostro ordinamento e che andrebbero attuate in un contesto culturale che non si fondi sul concetto di discriminazione. Invece in questi quattro anni queste destre al governo hanno continuato e continuano a discriminare chi è diverso, colui che non risponde ai canoni che la destra immagina per essere un esemplare cittadino italiano. Quindi, se non cambia il contesto culturale, se non si afferma una politica di natura progressista, è evidente che questo rischio di contaminazione tra la giusta repressione del razzismo e la censura delle opinioni libere delle persone diventa sempre più difficile da operare”.

Il ddl torna in Commissione nei giorni in cui in Italia è stato diffuso online un modulo per “mappare il turismo ”. Quale potrebbe essere uno strumento realmente efficace per combattere l’antisemitismo?

“L’antisemitismo può essere combattuto insieme a tutte le altre forme di razzismo, a tutte le altre forme di pregiudizio per questioni razziali, religiose, sessuali. Può essere contrastato promuovendo una cultura dell’, una cultura del diverso. Quindi, in primo luogo, c’è un fattore culturale che andrebbe promosso fin dalle e una politica dell’accoglienza che presupponga integrazione tra culture ed etnie diverse, non contrapposizione, contrasto ed emarginazione. Poi gli strumenti giuridici di controllo che già ci sono e che andrebbero invece potenziati”.

Dal suo punto di vista, c’è una modalità in cui questo ddl può essere migliorato tanto da poter portare a un accordo bipartisan?

“Noi abbiamo presentato al Senato alcuni emendamenti sicuramente migliorativi. Abbiamo operato su quella che è la definizione di antisemitismo, legandola non specificamente all’elemento dell’ebraismo, ma al più ampio concetto di discriminazione per ragioni religiose, sessuali ed etniche per non farne una questione specifica. Alcuni intellettuali, come Anna Foa e Gad Lerner, hanno espressamente stigmatizzato questo provvedimento. Quindi, davvero viene da interrogarsi se vi sia il bisogno di una normativa specifica per la comunità ebraica, che la stessa comunità ebraica non mi sembra volere così fortemente, o piuttosto un impianto più solido contro più in genere le discriminazioni. Solo se riusciamo a costruire questo impianto solido noi potremmo vincere la battaglia contro la discriminazione, altrimenti avremo creato una nicchia di dubbia applicazione che è in sé portatrice di discriminazione”.

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