«Donald Trump è entrato in questa guerra senza sapere bene come uscirne», commenta così l’ex premier ed ex commissario Ue Paolo Gentiloni gli ultimi sviluppi del conflitto.In una lunga intervista a La Stampa dichiara che l’impatto economico per l’Italia rischia di essere «devastante» a causa della crisi del modello di stabilità nel Golfo. Gentiloni non risparmia critiche a Palazzo Chigi, definendo sorprendente il fatto che la premier ci abbia messo dieci giorni per dire l’ovvio, ovvero che l’operazione è fuori dalla legalità internazionale. «Il fatto che l’operazione sia partita senza nemmeno informare gli alleati avrebbe dovuto indurre il governo a prendere rapidamente le distanze», spiega Gentiloni, sottolineando come l’Italia, acquistando gas dal Qatar, sia tra i Paesi più colpiti dalle conseguenze economiche.
La chiamata alle opposizioni
«Inutile perdersi in chiacchiere, le opposizioni facciano un passo avanti e accettino il tavolo proposto dal governo», aggiunge l’ex premier. Non si tratta solo di assetti militari o della missione Aspides, ma di affrontare i risvolti economici e il rischio che il “partito di Putin” torni a chiedere l’allentamento delle sanzioni alla Russia.
Il No ai referendum e il campo largo
Spostando lo sguardo sulla politica interna, Gentiloni interviene anche sul dibattito della giustizia. «Voterò No perché considero inaccettabile il sorteggio in Costituzione e discutibile il doppio Csm», chiarisce nell’intervista, pur dichiarandosi favorevole alla separazione delle carriere. Per l’ex premier, l’idea di un riequilibrio dei rapporti di forza tra esecutivo e magistratura non convince. Una vittoria del No complicherebbe la strada del governo, ma Gentiloni frena gli entusiasmi sul fronte opposto: «La strada per costruire l’alternativa non verrebbe di colpo spianata».
