lunedì 28 Settembre 2026

Intelligence Usa: “Improbabile far cadere il regime iraniano”

Un rapporto degli analisti smentisce ancora una volta la retorica dell'intervento umanitario

Di Giustino Marai
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Un attacco militare degli Stati Uniti, anche su larga scala, difficilmente riuscirebbe a rovesciare il iraniano. È la conclusione di un rapporto classificato del National Council citato dal Washington Post.
Il documento, redatto prima dell’inizio delle operazioni del 28 febbraio e confermato da fonti, analizza diversi scenari militari contro Teheran, che vanno dagli attacchi mirati contro i leader a campagne più estese contro istituzioni militari e governative.

La morte della Guida Suprema

Gli analisti avevano già chiarito che neanche la morte della Guida Suprema , avvenuta all’inizio del conflitto, avrebbe portato automaticamente al collasso del sistema. «Il regime clericale e militare risponderebbe alla morte del Leader Supremo seguendo protocolli volti a preservare la continuità del potere», è scritto nel rapporto.

Un’opposizione troppo debole

L’opposizione interna viene inoltre considerata troppo debole per prendere il controllo del Paese.
Debole anche l’ipotesi che possa imporre la propria sul successore. Holly Dagres, esperta del Washington Institute for Near East Policy, ha spiegato che farlo “andrebbe contro tutto ciò per cui (gli iraniani) si battono”.

La retorica dell’intervento umanitario

L’amministrazione americana, dunque, sapeva che in Iran non sarebbe stato possibile replicare quanto fatto in Venezuela, ma ha deciso di agire comunque. O, a sentire le (il lapsus?) di Marco Rubio, si è lasciata trascinare da in questo conflitto. Con piena coscienza, evidentemente, che le bombe (anche su scuole e stazioni delle ambulanze) non sono uno strumento di liberazione del popolo iraniano.
Trump e il governo israeliano, comunque, hanno già ottenuto due importanti risultati: non si parla più di Gaza né degli files.

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