Matteo Salvini sembra dimenticare, volontariamente o meno, che la legge che ha permesso ai giudici della Corte di Cassazione di condannare il gioielliere Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di carcere per omicidio e lesioni l’ha presentata lui stesso sette anni fa. Nel corso del governo giallo verde composto da M5S e Lega, Salvini era il ministro dell’Interno ed era riuscito a strappare al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la possibilità di proporre una legge sulla legittima difesa in cambio dell’approvazione della legge “Spazzacorrotti” a cui i pentastellati tenevano particolarmente. Un provvedimento votato anche da FdI, il partito della stessa Presidente del Consiglio che oggi parla di “pena sproporzionata” nei confronti del 72enne cuneese.
La legge voluta da Salvini garantiva ai cittadini il diritto di difendersi da intrusi all’interno della loro abitazione. Proprio su questo dettaglio si gioca la condanna di Mario Roggero. Il gioielliere, infatti, ha sparato contro i rapinatori fuori dal negozio in cui si era appena consumato il furto. I tre stavano fuggendo quando il condannato ha aperto il fuoco, per cui i giudici hanno ritenuto che il pericolo non fosse più attuale e che Roggero non avesse agito per legittima difesa.
La legge voluta da Salvini sulla legittima difesa
A spiegare la questione è lo stesso Salvini nel 2019 quando chiarisce che con la legge appena approvata “se entri in casa mia posso difendermi e non è il Far West”, aggiungendo ancora: “I rapinatori da oggi sanno che se entrano in una casa, un italiano può difendersi senza rischiare di passare anni davanti a un tribunale in Italia”.
In entrambe le affermazioni, Salvini sembra ben consapevole che il diritto di legittima difesa scatta nel momento in cui l’atto violento è compiuto nella stessa abitazione in cui l’intruso è entrato. A sette anni di distanza, invece, questa convinzione è già scomparsa. Il leader della Lega è ora vicepremier e ministro dei Trasporti, ma questo non lo ferma dal manifestare la sua vicinanza a Roggero, arrivando anche a visitarlo nel carcere di Bollate dopo la prima notte che il 72enne ha trascorso in cella. Inoltre, la Lega ha già annunciato una nuova proposta di legge per allargare le maglie della legittima difesa. Le stesse che la Lega di sette anni fa ha imposto.
A favore della legge leghista anche FdI di Meloni
Inoltre, a dimostrare che il caso Roggero è diventato semplicemente una bandiera per il governo Meloni in vista del voto, c’è la consapevolezza che nel 2019 la legge sulla legittima difesa è stata votata anche da FdI. Il partito della fiamma era all’opposizione, ma ha votato insieme all’esecutivo gialloverde, parlando di una “lotta storica della destra”. Un fatto interessante se si considera che oggi Meloni critica lo stesso impianto di una legge sostenuta dal suo partito.
Lo scorso 19 luglio, infatti, anche la Presidente del Consiglio è intervenuta a favore di Roggero, confermando innanzitutto di aver esortato lei stessa il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ad attivare l’iter per la grazia al gioielliere. In seguito, la leader di FdI non ha risparmiato un affondo nei confronti dei giudici: “Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più”.
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