Dietro la retorica della “guerra umanitaria” emergono interessi geopolitici e calcoli sulla sicurezza nazionale. Sara Isabella Leykin, ricercatrice presso ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, chiarisce la posizione dell’Iran e il ruolo degli Stati Uniti e di Israele nel conflitto.
Dottoressa Leykin, si è parlato molto del potenziale distruttivo dell’arsenale iraniano. Cosa c’è di vero? Rappresentava un pericolo per l’Occidente?
“No. Bisogna peraltro fare una premessa: dal punto di vista strategico, all’Iran non conveniva attaccare l’Occidente. Sarebbe stato un suicidio. Anche per quanto riguarda il nucleare, sì c’erano alte quantità di uranio, ma ricordiamoci sempre quello che è successo a giugno, quando – durante la guerra dei 12 giorni – i principali siti nucleari sono stati rasi al suolo”.
Per quanto riguarda Israele, Netanyahu ha un piano per il Medio Oriente?
“Tutta la politica estera israeliana è incentrata sulla sicurezza nazionale del Paese. Questa non è una cosa nuova, va avanti dal 1948. Tutte le iniziative – soprattutto quando si parla del Libano, dove c’è Hezbollah – sono volte a questo obiettivo. Gli israeliani che abitano nel nord del Paese sono esposti a eventuali attacchi da parte del Partito di Dio. Io non vedo un progetto di espansione territoriale, come è successo con le alture del Golan, ma il tentativo di cambiare gli equilibri e favorire l’insediamento di governi che non rappresentino più un pericolo. Hezbollah è la spina nel fianco di Israele, per questo ora Netanyahu vuole indebolirlo e neutralizzarlo”.
Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, ha definito questo conflitto “guerra umanitaria”. Possiamo considerarla tale oppure è solo propaganda?
“Quella era solo propaganda. Lo vediamo anche con Trump, che prima sostiene di voler liberare il popolo iraniano e poi bombarda i civili. Per Israele si applica il discorso di prima: l’importanza della sicurezza nazionale e quindi distruggere l’arsenale iraniano. Anche durante i negoziati tra la leadership iraniana e gli Stati Uniti, Israele fece pressione perché si regolasse anche l’utilizzo dei missili balistici. Questa guerra è strategica. Ognuno ha i suoi motivi, ma sicuramente non è un conflitto umanitario”.
L’amministrazione Trump non ha spiegato chiaramente quale sia l’obiettivo dell’attacco e soprattutto cosa abbia convinto il presidente Usa a colpire Teheran. Marco Rubio ha alluso a pressioni da parte di Israele. Lei è d’accordo con questa versione?
“Io non credo che gli Stati Uniti si siano lasciati trascinare. Ci sono state effettivamente molte pressioni. Anche se quello che è successo, in realtà, è che quando settimane fa sono iniziate le proteste a Teheran e Trump ha cominciato ad alludere alla liberazione del popolo iraniano, è stato proprio l’establishment israeliano a dire che era meglio aspettare. L’intelligence aveva avvisato il tycoon: attaccare in quel momento non avrebbe portato un cambio di regime. E infatti così è stato”.
A cura di Maria Vittoria Ciocci
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