La politica italiana si spacca sull’adesione dell’Ucraina all’Ue
La Lega di Matteo Salvini ha dichiarato apertamente la sua contrarietà all’adesione dell’Ucraina all’Ue, sostenendo che provocherebbe solo “un danno economico e sociale” al resto dei Paesi membri. Se il Pd è intervenuto immediatamente, sostenendo la causa di Kiev, dalla maggioranza i toni sono stati più miti. Giorgia Meloni ha affidato la sua replica al vicepremier Antonio Tajani, il quale ha chiarito che la priorità restano i Balcani, ma che l’Italia è pronta ad aiutare l’Ucraina a raggiungere gli obiettivi necessari per l’adesione. Una posizione a metà, necessaria a non rompere l’asse con Bruxelles (Repubblica).
L’accelerazione dell’Ue sull’entrata di Kiev nell’alleanza, però, sembra non convincere del tutto l’intera maggioranza. Il prossimo 16 giugno, Bruxelles potrebbe aprire i primi capitoli negoziali per l’adesione e nel corso del Consiglio Ue del 18 e 19 vi sarebbero le prime consultazioni sul tema. Uno dei motivi per cui un’adesione non sembra l’idea più giusta riguarda il fatto che l’Ucraina entrerebbe come il più grande Paese agricolo con prodotti sottoprezzo e con la necessità di essere ricostruita. L’Italia, quindi, subirebbe uno sbilanciamento sui fondi per la coesione e quelli per l’agricoltura (La Stampa).
Nuovo scontro sulla legge elettorale
La maggioranza ha calendarizzato al prossimo 26 giugno il voto sulla legge elettorale in Aula, escludendo ancora una volta l’opposizione dalle consultazioni sul testo. La legge sarebbe stata revisionata seguendo anche le richieste del centrosinistra, ma il campo progressista continua a sostenere che l’intero impianto della proposta sia da rivedere. Il centrosinistra parla di una scelta “ridicola” e critica la maggioranza per la volontà di cambiare “le regole del gioco” a meno di un anno dal voto. Un’accusa respinta dal responsabile organizzazione FdI, Giovanni Donzelli, il quale sostiene che il nuovo testo potrà essere modificato in sede parlamentare (Corriere).
La nuova legge elettorale prevede un premio di governabilità fino a 70 seggi per la coalizione o la lista che riescono a ottenere almeno il 42% dei voti in entrambe le camere. Inoltre, la maggioranza ha aggiunto anche disposizioni per il voto all’estero, come richiesto dall’opposizione. La stessa che però ha chiesto tempistiche più ampie per permettere lo studio del testo e la presentazione degli eventuali emendamenti. Una richiesta su cui il governo ha preferito non esprimersi, preferendo un voto-sprint che garantisca il via libera al testo entro luglio (Il Tempo).
Trump gela l’Iran sui negoziati di pace
Dopo una giornata in cui i media iraniani avevano reso pubbliche diverse indiscrezioni sul futuro del Paese e dello Stretto di Hormuz, il presidente Usa, Donald Trump, è intervenuto sostenendo che si tratterebbe di sole fantasie e che i negoziati proseguono senza alcuna concessione da parte degli Stati Uniti. Una dichiarazione che ha gelato Teheran, dimostrando l’instabilità dei negoziati e la confusione che si genera quotidianamente sui dialoghi in corso. Trump ha chiarito che lo Stretto di Hormuz resterà libero per tutte le navi, senza alcun tipo di pedaggio, e ha escluso che Teheran possa negoziare un controllo coordinato della striscia di mare con l’Oman (Giornale).
Non è chiaro se le parole del tycoon rispecchino la realtà o se le sue parole siano solo una presa di posizione per evitare un nuovo crollo dei sondaggi in patria. Ciò che è certo è che Trump non è riuscito nell’impresa di rovesciare il regime di Teheran, come promesso lo scorso 13 gennaio ai rivoltosi iraniani. I sondaggi Usa, intanto, mostrano una stanchezza generale dell’elettorato nei confronti di un conflitto che percepiscono come troppo lontano e di cui non capiscono i motivi. Trump deve quindi rimanere in equilibrio e cercare di chiudere il conflitto, prima del prossimo novembre, per evitare una vittoria schiacciante dei democratici (Il Fatto Quotidiano).
Perquisita la sede del Psoe di Sanchez in Spagna
Mentre il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, era in Vaticano per incontrare Papa Leone XIV, gli agenti della Guardia Civil hanno irrotto nella sede del Partito socialista a Madrid. L’obiettivo era acquisire fatture, documenti contabili e dispositivi elettronici al fine di comprendere se esista o meno una “rete costruita per destabilizzare in modo sistematico e continuato i procedimenti giudiziari in cui è coinvolto il partito”. Il caso sarebbe scoppiato nel 2024, quando Sanchez si prese un momento di riflessione per le indagini relative a sua moglie. I reati contestati sono corruzione, traffico di influenze, associazione a delinquere, istigazione alla falsa testimonianza, false accuse, crimini contro lo Stato (Il Messaggero).
Per Sanchez si apre una stagione di forti imbarazzi, soprattutto tra gli alleati. La coalizione che nel 2023 gli permise di creare un governo oggi non esiste più. Le elezioni amministrative non sono state dolci con il Psoe e ora si teme che nel 2027 il primo ministro possa non essere rieletto. Tra gli stessi socialisti, intanto, inizia a farsi strada la riflessione su un possibile voto accelerato almeno per salvare il partito (Foglio).
A Milano accoltellato un 22enne: si indaga tra le bande dei latinos
A Milano si riaccende il caso sicurezza dopo la morte di un 22enne accoltellato alla stazione Certosa di Milano durante una maxi rissa. L’ipotesi principale è che si sia trattato di un regolamento di conti tra bande rivali di latinos. Uno scenario inquietante che preoccupa i cittadini del capoluogo lombardo. In 10 avrebbero aggredito i 3 giovanissimi, con coltelli e bottiglie spaccate. Le immagini delle telecamere di sorveglianza saranno fondamentali per ricostruire l’accaduto e individuare i responsabili (Repubblica).
Sul caso si è espresso con durezza il leader della Lega, Matteo Salvini. “Altro sangue, altra violenza in una stazione per mano di bande di balordi stranieri”, ha scritto sui social, dimenticando che il tema della sicurezza spetta in primis al governo di cui fa parte. Il sindaco di Milano, il democratico Beppe Sala, ha chiesto ai suoi colleghi di evitare lo sciacallaggio e la propaganda su un fatto di cronaca brutale conclusosi con la morte di un giovanissimo (Domani).
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