“Il nuovo presidente del regime iraniano ha appena chiesto agli Stati Uniti un cessate il fuoco“, ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Truth, annunciando di non avere intenzione di accettare questa richiesta finché lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto. “Fino ad allora, ridurremo l’Iran in macerie o, come si suol dire, lo riporteremo all’Età della Pietra”, ha aggiunto convinto.
Il tratto di mare che collega la penisola araba alle coste dell’Iran, attraverso cui passa un quinto di tutto il gnl e il petrolio esistente al mondo, è diventato uno dei principali teatri del conflitto nel Golfo. La nuova minaccia statunitense non ha comunque intimorito l’Iran. I Pasdaran hanno infatti ribadito che lo Stretto resta chiuso e soprattutto sotto il “pieno controllo” della Marina della Guardia Rivoluzionaria: “Non sarà aperto ai nemici di questa Nazione per le ridicole messinscene del presidente degli Stati Uniti”.
Riunione su Hormuz ospitata da Starmer
A supporto del regime si è espressa anche la portavoce del ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, secondo cui il controllo iraniano di Hormuz è “una realtà oggettiva che, per quanto possano volere il contrario, nemmeno gli Stati Uniti possono mettere in discussione”. Mosca ha poi confermato che lo Stretto rimane chiuso solamente per le navi dei Paesi che sono coinvolti nel conflitto. Il mondo intero però paga i rincari dovuti all’incertezza del conflitto. Anche per le navi mercantili non statunitensi o israeliane i costi di viaggio sono aumentati a dismisura a causa dei rischi legati alla guerra.
Proprio per porre fine a questa situazione il Regno Unito ospiterà questa settimana colloqui tra 35 Paesi al fine di creare una coalizione internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz. Come spiegato dal premier britannico Keir Starmer, la riunione dei ministri degli Esteri discuterà modalità per “rendere lo Stretto accessibile e sicuro dopo la fine dei combattimenti“. Parallelamente, sono previsti incontri tra responsabili militari per valutare possibili opzioni navali. Se si dovessero attuare, i vari Paesi non agirebbero sotto l’egida Nato ma attraverso una conformazione più simile alla “Coalizione dei volenterosi” creata per l’Ucraina.
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