domenica 30 Agosto 2026
Goffredo Bettini

«Manfredi garante dell’unità del campo largo». Bettini (Pd) rilancia il sindaco di Napoli come candidato premier

L’obiettivo è intercettare anche gli elettori moderati, che quindi non si riconoscono nei tre partiti «big» del fronte progressista: Pd, M5S e Avs

Di Maria Vittoria Ciocci
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Il dirigente nazionale del Pd Goffredo Bettini è tornato sul primo summit del in piazza del Gesù a Napoli: «Per me sarebbe bello se si unissero tutti in una federazione paritetica, empatica, solidale». E rilancia: «Sarebbe bello se una personalità autorevole, come il grande sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, fosse il garante di questa unità. Se questo non sarà possibile, si andrà separati, sono sicuro in amicizia». In un’intervista rilasciata al Manifesto, Bettini osserva in prospettiva le elezioni politiche del 2027 e si auspica di riuscire a intercettare anche gli elettori che non si riconoscono nei partiti «big» riuniti sul palco – quindi Pd, M5S e Avs – bensì nei centristi e moderati.

Non manca poi di commentare la riforma della legge elettorale, assicurando che l’opposizione «dovrà continuare ad essere durissima», in quanto «se la legge dovesse passare con l’indicazione del premier prima del , le sono probabili se non emergerà una personalità in grado di unire tutti». Invece di impegnarsi in una campagna che finirebbe per mettere gli alleati uno contro l’altro, scegliere una figura capace di riunire tutte le forze progressiste potrebbe rappresentare una valida alternativa. Bettini propone Manfredi, ma l’ultima parola spetta alla segretaria dem Elly Schlein, al leader del M5S Giuseppe Conte e ai portavoce di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che ora fanno convergere la loro attenzione sul prossimo summit a , il 15 luglio.

Il nodo

La scelta del candidato premier non è l’unico tema trattato da Bettini. Nel dialogo con i giornalisti del Manifesto, il dirigente nazionale del Pd ha riflettuto anche sul nodo del riarmo e del conflitto russo-ucraino. In particolare, ha riportato le parole dell’ex premier Giuseppe Conte, che ha accolto con favore il progetto di una difesa comune, senza però che questo si traduca in indirizzati in ordine sparso. Dove ogni Stato fa per sé. Si tratta di «enormi finanziamenti», motivati da una «generale riconversione economica e produttiva, drogata dall’annuncio di un pericolo imminente di invasione dell’ da parte della Russia». Una strategia che, invece di favorire «una via negoziale», tende semplicemente a «ingigantire il pericolo».

«L’Ucraina andava difesa senza incertezze», sottolinea Bettini, «ma nello stesso momento occorreva aprirsi alla trattativa». La chiusura dei Paesi UE nei confronti del Cremlino ha annullato qualsiasi possibilità di convincere lo «Zar» Vladimir Putin a sedersi a un tavolo negoziale. Condannando l’Ucraina a quattro anni di guerra ininterrotta. «Se tu dici che Putin è Hitler, dici una bugia storica e chiudi la possibilità di un dialogo», ribadisce quindi il dirigente Pd.

Le parole di Bettini hanno scatenato l’immediata reazione dell’ex dem e vicepresidente del UE Pina Picierno, che su X ribatte: «Naturalmente arriva Goffredo Bettini a puntellare il Campo Lavrov: non solo, sostiene, la Russia non sarebbe una minaccia, ma non si capisce nemmeno da cosa dovremmo difenderci. Evidentemente le notizie sugli per spionaggio in territorio italiano non arrivano fino ai Parioli».

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata