giovedì 13 Agosto 2026
Marjorie Taylor Greene. EPA_Will Oliver

Marjorie Taylor Greene: “Trump è impazzito. Questa è malvagità e follia”

L'ex deputata, un tempo colonna del movimento Maga, attacca l'amministrazione e invoca l'impeachment: "Il nostro presidente non è un cristiano"

Di Giustino Marai
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“Non una singola è caduta sull’America. Non possiamo distruggere un’intera civiltà. Questa è malvagità e follia”. Con queste parole Marjorie Taylor Greene ha attaccato frontalmente Donald Trump dopo l’inquietante messaggio postato su : “Questa notte una civiltà morirà per sempre”, aveva scritto il presidente americano.
Come già fatto da alcuni membri democratici del Congresso, in primis la deputata di origini iraniane Yassamin Ansari, anche Marjorie Taylor Greene ha invocato il 25° emendamento, cioè la rimozione del capo della Casa Bianca per .

“Tutti complici”

Già il 5 aprile Greene aveva lanciato un affondo durissimo. “Conosco tutti voi, così come conosco lui: è impazzito, e voi tutti ne siete complici”, ha scritto, accusando Trump di basare la guerra su “menzogne in ambito nucleare raccontate da decenni”. Nel mirino anche le minacce di colpire infrastrutture civili: “Le minacce di bombardare e ponti colpiscono il popolo iraniano… proprio quel popolo che Trump sosteneva di voler liberare”. E ancora: “Il nostro presidente non è un cristiano, e le sue parole e le sue azioni non dovrebbero essere sostenute dai cristiani”.

Gli files

Fino a pochi mesi fa, Greene era tra le voci più rumorose del movimento Maga.
Eletta al Congresso nel 2021, aveva difeso Trump anche dopo l’assalto a Capitol Hill, definendo il 6 gennaio “solo una ”. Ma il rapporto si è definitivamente incrinato nel , quando Greene ha sostenuto la pubblicazione dei file su , entrando in rotta di collisione con la Casa Bianca. Trump ha reagito ritirando il suo endorsement e definendola “stravagante”, “una lunatica”, e di fatto annoverandola tra i pochi “stupidi repubblicani” che credevano alla bufala degli Epstein Files.

Le promesse tradite

Ma le distanze tra i due si stavano ampliando sin dai mesi immediatamente successivi all’inaugurazione. Greene aveva aspramente criticato il sostegno militare a Israele e riconosciuto il genocidio compiuto dallo Stato ebraico, e aveva poi denunciato il continuo coinvolgimento americano nelle “guerre straniere”, compresa la guerra in Ucraina.
Per Greene, Trump e la sua amministrazione stavano tradendo tutte le promesse fatte in campagna elettorale, dimenticandosi di drammatici problemi interni quali la crisi del caro e l’ dei premi sanitari per sperperare miliardi in armamenti. Ma oggi non è più una questione di budget o di coerenza politica: per Greene, e non solo, Trump non sarebbe più mentalmente capace per mantenere lo scranno presidenziale.

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