Sabato 27 giugno è il giorno dell’Onda Pride, a soli tre giorni dall’omicidio di Mirko Moriconi, 24 anni, e di sua madre Kety. I due sono stati uccisi a Camaiore dal padre e marito, Piero Moriconi, perché Mirko, con l’amorevole sostegno della madre, viveva liberamente la propria omosessualità e pensava di intraprendere il percorso per il cambio di sesso.
Piazzoni: «Non ci farete sparire»
«Oggi siamo in sette piazze italiane», dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, «ma il nostro pensiero è a Camaiore. A Mirko, 24 anni, ucciso perché gay. A Kety, 52 anni, uccisa perché ha scelto di stare dalla parte di suo figlio. L’omofobia uccide. Non è un’opinione, è un fatto».
Per Piazzoni, «questa è la verità che il governo Meloni non vuole vedere, che la destra nega, che la tv pubblica minimizza mentre sdogana insulti e violenze verbali». Il segretario di Arcigay parla di «cultura patriarcale» alla radice della violenza: una cultura «che decide chi ha diritto di esistere e chi no», controlla le donne e stabilisce quali identità siano considerate «accettabili».
Sette cortei in tutta Italia
«Omofobia e femminicidio convivono in questo dramma», aggiunge Piazzoni, «e nascono dalla stessa idea che alcune persone abbiano il diritto di decidere come devono vivere le altre». E conclude: «Oggi siamo in sette città italiane, da Cagliari a Milano, da Napoli a Verona, per dire che non esiste liberazione senza giustizia sociale, non esiste orgoglio senza lotta. E per gridare a chi preferisce un figlio morto a un figlio gay, che non ci farete sparire».
Oltre alle quattro città menzionate da Piazzoni, nel pomeriggio del 27 giugno l’Onda Pride 2026 scenderà in piazza anche a Catania, Giulianova e Taranto.
L’emergenza caldo
Sulla giornata pesa anche l’emergenza caldo. Se a Parigi il caldo ha convinto gli organizzatori a rinviare il Pride a settembre, a Milano, dove si attendono temperature vicine ai 40 gradi, il corteo è stato posticipato di circa mezz’ora. Saranno inoltre vietate la vendita di alcolici e superalcolici da asporto nella fascia indicata dal Comune.
Una soluzione che non ha convinto tutti. «Conosco il mio quadro clinico da persona fragile e sono spaventato all’idea di stare ore per strada», ha spiegato il consigliere regionale Luca Paladini. «Perché non pensare per le prossime edizioni a una soluzione affinché nessuno – anziani, bambini, malati – debba rinunciare alla manifestazione?».
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