Il referendum sulla giustizia entra nella fase decisiva dello spoglio, con il No in netto vantaggio nelle prime proiezioni. L’alta affluenza politicizza ulteriormente un voto già di per sé politico e lo trasforma in un test diretto sulla leadership di Giorgia Meloni, sia in Parlamento che all’interno della propria coalizione. Più che il merito dei quesiti, è la tenuta politica dell’esecutivo a essere in gioco.
Leadership e legge elettorale
Nel caso di una clamorosa rimonta e vittoria del Sì, il centrodestra avrebbe una forte legittimazione per rilanciare l’azione di governo. Sul tavolo tornerebbe subito la riforma della legge elettorale, con l’obiettivo di rafforzare il controllo su entrambi i rami del Parlamento e preparare le prossime politiche da una posizione di forza. Una vittoria netta consoliderebbe la leadership di Meloni anche nei confronti degli alleati, riducendo gli spazi di mediazione interna, tanto più con Vannacci e il Terzo polo che potrebbero erodere soprattutto i consensi rispettivamente di Lega e Forza Italia.
Quirinale e premierato
Un’ampia vittoria alle prossime politiche, resa ancor più ampia dall’eventuale nuova legge elettorale, significherebbe per la destra anche una seria ipoteca sulla scelta del prossimo Presidente della Repubblica. Non una figura di mediazione ma un profilo vicino o integrale alla maggioranza. Uno dei nomi più forti sarebbe proprio quello dell’attuale presidente del Senato Ignazio La Russa, padrino politico di Giorgia Meloni.
Parallelamente, tornerebbe centrale il progetto di riforma costituzionale che porterebbe al premierato, ovvero all’elezione diretta del capo del governo e a un rafforzamento dell’esecutivo rispetto al Parlamento e allo stesso Quirinale.
Voto anticipato
Il quadro che emerge dalle prime proiezioni, con il No avanti di circa 10 punti, rischia invece di dare il là allo scenario opposto. Considerata l’affluenza elevata, il governo ne uscirebbe indebolito e la leadership di Meloni ridimensionata. Verrebbe meno l’aura di invincibilità costruita elezione dopo elezione e si aprirebbe una fase di forte incertezza. Gli alleati potrebbero frenare sulle riforme più ambiziose e cercare il rimpasto e la scalata interna.
Oltre alla crisi immediata si profilerebbero mesi difficili, anche per il rilancio e la saldatura delle opposizioni. Sebbene non nell’immediato, non sarebbe da escludere l’ipotesi di voto anticipato per evitare il logoramento.
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