A seguito del fallimento dei colloqui con l’Iran, l’intero team negoziale statunitense ha lasciato Islamabad: non solo il vicepresidente Vance, ma anche i negoziatori principali Steve Witkoff e Jared Kushner. Al momento non sarebbe previsto alcun secondo round. Anzi, Trump è pronto al rilancio: gli Stati Uniti sarebbero pronti a “dare il colpo di grazia” all’Iran “al momento opportuno” e a bloccare definitivamente lo Stretto di Hormuz, impedendo il passaggio anche alle navi disposte a pagare il pedaggio per il transito.
La ricostruzione del fallimento
Secondo diverse fonti, in un primo momento il confronto tra delegazioni sembrava promettere bene. Nonostante i quasi cinquant’anni in cui Stati Uniti e Iran non hanno avuto relazioni diplomatiche, un accordo di massima appariva alla portata: stop agli attacchi americani e israeliani contro Teheran e i suoi proxies regionali, e stop anche a missili e droni iraniani verso basi militari e altri target sensibili nei paesi del Golfo; e poi, investimenti nella ricostruzione delle infrastrutture civili e aiuti diretti alle popolazioni coinvolte nel conflitto; questi i punti sui quali il dialogo è filato liscio.
Come ci si aspettava, però, era sul nucleare e su Hormuz che i negoziatori avrebbero faticato a trovare una quadratura. Che, infatti, non è stata trovata: l’ipotesi di una gestione congiunta americana e iraniana dello Stretto di Hormuz non ha retto, e sul nucleare l’Iran non ha accettato le condizioni pretese dagli Stati Uniti. All’alba, dopo venti ore di estenuanti trattative, la presa d’atto: il negoziato è fallito.
Trump: “Blocco navale a Hormuz”
Il presidente americano ha annunciato su Truth Social di aver “dato istruzioni alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà la possibilità di navigare in sicurezza in alto mare”.
Secondo Trump, l’incontro di Islamabad sarebbe andato bene su gran parte dei punti in programma, “ma sull’unico punto che contava davvero, il nucleare, no”. E ha proseguito: “L’Iran sa, meglio di chiunque altro, come porre fine a questa situazione che ha già devastato il Paese. La loro Marina è andata, la loro Aviazione è andata, i loro sistemi antiaerei e radar sono inutili, Khomeini (ma si riferiva a Khamenei, ndr) e la maggior parte dei loro leader sono morti, tutto a causa della loro ambizione nucleare”. Il Presidente ha poi aggiunto in un post sul suo social Truth: ”Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posizionato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, verrà fatto a pezzi!”.
Putin si propone come mediatore
Dopo il fallimento dei negoziati, il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono con il suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian.
In una nota ufficiale, il Cremlino ha reso noto che Putin “ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica del conflitto e a effettuare una mediazione degli sforzi per arrivare a una pace giusta e duratura in Medio Oriente”. Da par suo, il presidente iraniano avrebbe ringraziato la Russia per la posizione assunta nelle sedi internazionali in favore della de-escalation e ribadito la volontà di rafforzare le relazioni a tutti i livelli.
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