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sabato 18 Aprile, 2026
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Sono già 7 i femminicidi nel 2026. Differenza Donna: ”Roccella dia risposte”

Una vittima ogni due settimane è il drammatico bilancio del 2026. Dietro i numeri, storie di denunce inascoltate, braccialetti elettronici guasti e centri antiviolenza senza fondi

Da Silvia Forconi
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Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, le donne continuano a perdere la vita per mano di ex partner, fidanzati, mariti. Da inizio 2026, sono 7 le vittime di femminicidio. L’ultima tragedia è avvenuta oggi a Bisceglie, dove Patrizia Lamanuzzi è stata spinta giù dal balcone dal marito, che poi si è suicidato. Una “mattanza” che ha riacceso la rabbia delle associazioni contro il Governo.

Le storie

Dal primo gennaio a oggi il bilancio è drammatico. La tragica sequenza si è aperta il 6 gennaio con la morte di Linda Iyekeoretin, morta in ospedale dopo dieci giorni di agonia per le percosse subite dall’ex compagno a Castel Volturno. Pochi giorni dopo, ad Anguillara Sabazia, Federica Torzullo viene uccisa dal marito con ventitre coltellate.

La diciassettenne Zoe Trinchero, è stata aggredita e uccisa a Nizza Monferrato da un conoscente semplicemente per aver rifiutato un approccio sessuale. A Messina, invece, la morte di Daniela Zinnanti ha riaperto il dibattito sui fallimenti del sistema di protezione. La donna aveva infatti denunciato più volte l’ex compagno prima di essere uccisa a coltellate.

Questa lunga scia di sangue ha portato via anche Maria Assunta Currà e Valentina Sarto, entrambe vittime di ex o mariti che hanno poi tentato o portato a termine il suicidio. Una spirale che si è chiusa, per ora, con il ritrovamento del corpo di Patrizia Lamanuzzi, spinta dal balcone della sua casa a Bisceglie.

”Roccella risponda”

Non è l’ennesimo femminicidio, è un problema politico”, ha dichiarato Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna rivolgendo la critica alla Ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella. Sotto accusa i ritardi del sistema, i braccialetti elettronici che non funzionano, centri antiviolenza lasciati senza fondi (come il Codice Rosa dell’Umberto I di Roma) e l’assenza di educazione affettiva nelle scuole.

”Siamo un Paese dove i politici parlano di tutto, ma chi ha la responsabilità di questo Dicastero tace’‘, accusa Ercoli. ”L’opinione pubblica è sfinita da questa barbarie trattata come se fosse frutto del destino. Chi tace è complice”.

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