martedì 15 Settembre 2026
Meloni e Cazzullo

Cazzullo: “La politica energetica e industriale di Meloni? Non fare nulla”

Negli studi di Otto e Mezzo il giornalista fa un'analisi dei quattro anni di Governo. Il nucleare è l'ennesimo espediente per distogliere l'attenzione dai problemi del Paese

Di Maria Vittoria Ciocci
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A un anno dalle politiche, il Governo porta a casa poco. “La politica energetica di Giorgia Meloni è abbastanza simile alla sua politica industriale”, riflette Aldo Cazzullo negli studi televisivi di , “consiste nel non fare niente”. Il ricorda, ad esempio, che l’Italia dipende dalle di gas. Per questo motivo il conflitto russo-ucraino, la guerra in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno messo in ginocchio il Paese.

La soluzione della premier è stata quella di interrompere i rapporti con la Russia e traslare questa dipendenza in Algeria. Pochi investimenti sulle rinnovabili, con un calo del 27%, e proroga del carbone fino al 2038. “La Meloni ha attaccato il Green Deal, ora l’ dice ‘va bene, ti diamo dei soldi, però li spendi per la transizione ecologica’. Non vorrei che finisse come con il Pnrr, in cui i soldi sono arrivati ma o non li abbiamo spesi o li abbiamo spesi male”, conclude Cazzullo.

Il nucleare

Di fronte alla crisi energetica e all’ del carburante, fattori che contribuiscono ad alimentare la frustrazione dei italiani, Giorgia Meloni cerca di salvarsi in calcio d’angolo, puntando tutto sul nucleare. Una materia sulla quale gli aventi diritto si erano già espressi, nel 1987 e nel 2011, votando a favore dell’abrogazione e della chiusura delle centrali.

Si alimenta così il dibattito. E l’obiettivo della maggioranza è proprio questo: distrarre cittadini e opposizione dai talloni d’Achille del Governo. Perché, in realtà, in vista della prossima chiamata alle urne, l’ ha poco da offrire: un casa a cui però mancano i fondi e la reintroduzione del nucleare come soluzione, insufficiente, della crisi energetica.

Non solo insufficiente, ma pure vana, se consideriamo che ci vorranno almeno dieci anni per recuperare le infrastrutture. Cazzullo poi torna anche sul tema del Pnrr: la scommessa persa del Belpaese. Con i 209 miliardi ottenuti dal Governo , l’Italia avrebbe potuto rinnovarsi. Invece ha conquistato il primo posto per debito pubblico e l’ultimo per crescita economica. Come siano stati spesi quei fondi, rimane quindi un’incognita.

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