giovedì 16 Luglio 2026
Riccardo Magi ph Instagram

La legge elettorale arriva alla Camera tra bagarre e tensioni. Espulso Magi: «Colpo di Stato elettorale»

Premio di maggioranza, liste bloccate e indicazione preventiva del premier al centro delle proteste delle opposizioni. Cuperlo: «Crescerà l’indignazione per il vostro bullismo istituzionale»

Di Giustino Marai
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

La nuova legge elettorale arriva alla Camera e gli animi si accendono. Il segretario di +Europa Riccardo Magi è stato espulso dopo aver mostrato un maxi-facsimile della scheda elettorale con la scritta «Il tuo voto non conta» e aver protestato a più riprese durante l’intervento in Aula della ministra delle Riforme Elisabetta Casellati. Le opposizioni accusano la maggioranza di voler approvare una riforma incostituzionale e costruita su misura del centrodestra.

I punti critici

Il cosiddetto Melonellum è un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che supera il 42% dei voti. Il premio vale 70 deputati e 35 senatori, fino a un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al . Un premio che può distorcere in maniera clamorosa gli esiti del voto popolare.
Il testo prevede anche l’obbligo, per le forze politiche, di indicare prima del voto il candidato alla presidenza del Consiglio insieme al programma. È uno dei punti più contestati dalle opposizioni, che parlano di un «premierato di fatto» introdotto senza modificare la Costituzione.

Liste bloccate e nodo preferenze

L’altro tema centrale riguarda le liste bloccate. Gli potranno scegliere il partito, ma non indicare il nome del candidato da eleggere. Proprio questo punto ha alimentato la protesta di Magi, secondo cui la riforma riduce il peso reale del voto dei cittadini.
Nella maggioranza, però, il tema delle preferenze resta divisivo. Nelle scorse settimane il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha ribadito più volte che il partito della premier era pronto a presentare un emendamento per reintrodurle, ma Lega e sono contrarie. Il rischio di , soprattutto con voto segreto, potrebbe spingere il centrodestra a non aprire il fronte in aula.

I tempi della riforma

La maggioranza ha accelerato l’esame in commissione per portare il testo in aula entro la fine di giugno. L’obiettivo è arrivare al primo via nella settimana del 6 luglio, sfruttando i tempi contingentati prima della pausa estiva.
Poi la riforma passerà al Senato. Il traguardo indicato dal centrodestra è l’approvazione definitiva entro settembre. Non è ancora chiaro se il governo ricorrerà alla fiducia per blindare il percorso ed evitare divisioni interne sugli .
Le opposizioni però hanno detto e dimostrato di essere pronte alle barricate.

Magi: «Un colpo di Stato elettorale»

Dopo l’espulsione, Riccardo Magi ha parlato in Transatlantico di un colpo di Stato elettorale «mite» e «burocratico». Secondo il segretario di +Europa, «il Parlamento diventa un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo ed è qualcosa di inaccettabile, con l’aggravante che i partiti che sono nel Parlamento si chiudono dentro e non vogliono che ci siano soggetti più piccoli, scomodi, come magari siano noi, che possano partecipare alla competizione elettorale».
Magi, che ha già chiesto un incontro al presidente della Camera Fontana per denunciare quanto avvenuto in aula, ha paragonato l’impianto della legge alla legge Acerbo del 1923, sostenendo che il meccanismo del premio può trasformare «una minoranza del Paese in una maggioranza in Parlamento».

Casellati difende la riforma

La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati ha respinto le accuse dell’opposizione, rivendicando il della maggioranza. «Trovo ingeneroso non riconoscere che la maggioranza parlamentare ha raccolto in questo nuovo testo larga parte dei rilievi presentati dagli auditi», ha detto, aggiungendo che il governo non ha sacrificato i problemi del Paese «sull’altare della legge elettorale».
Casellati ha negato che il testo introduca un premierato mascherato. «È falso», ha affermato, perché le prerogative del presidente della restano «immutate» secondo l’articolo 92 della Costituzione. Per la ministra, la riforma non produce «alcuna deriva autoritaria», ma punta a garantire stabilità e rappresentatività.

Cuperlo (Pd): «Bullismo istituzionale»

Durissimo l’intervento del deputato Pd Gianni Cuperlo. «Il voto è , eguale, libero e segreto», ha ricordato in aula, accusando la maggioranza di negare quei principi «con un atto di prepotenza fondato sulla forza dei numeri». Secondo Cuperlo, dietro l’argomento della stabilità si nasconde una riforma «palesemente incostituzionale».
L’esponente dem ha contestato il premio di maggioranza, le liste bloccate e l’indicazione preventiva del premier, sostenendo che il testo introduce «per via elettorale» il premierato che la maggioranza non è riuscita a far avanzare con la riforma costituzionale. «Fuori da qui crescerà l’indignazione verso il vostro bullismo istituzionale», ha concluso.

Carmina (M5s): «La legge elettorale è il cuore della democrazia»

Anche il Movimento 5 Stelle ha attaccato il provvedimento. La deputata Ida Carmina ha ricordato che «la legge elettorale non è un dettaglio tecnico: è il cuore della democrazia» e deve garantire che siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti, non regole costruite in base alla convenienza del momento.
Per Carmina, cambiare la legge elettorale a ridosso del voto alimenta il sospetto che la maggioranza tema il giudizio degli elettori. Carmina ha parlato di un premio «assurdo» e ha collegato la riforma alla paura del centrodestra di perdere i collegi uninominali, soprattutto al Sud. «La governabilità è importante», ha detto, «ma non può mai sacrificare la rappresentatività».

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata