L’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale potrebbe provocare una crisi di governo. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non è ancora del tutto convinta di voler abbandonare la proposta di modifica, nonostante la bocciatura in Aula alla Camera causata proprio dai voti contrari dei franchi tiratori della sua maggioranza. Se questa votazione non è stata sufficiente a provocare una crisi vera e propria, a Palazzo Chigi inizia a farsi strada la convinzione che, nel caso in cui questa proposta venisse ripresentata, l’intero impianto della legge potrebbe essere bocciato. Di conseguenza potrebbe venir meno la fiducia nei confronti del Governo.
Così, tra il 20 e il 21 luglio è prevista una riunione dei leader del centrodestra per discutere il testo delle preferenze. Come riporta La Repubblica, Meloni al momento sarebbe indecisa tra il riproporre l’emendamento al Senato con un blitz, forzando così gli alleati ad approvarlo in tempi strettissimi, oppure abbandonarlo definitivamente e scaricare la colpa del fallimento della proposta sull’opposizione. In questo modo proverebbe a far dimenticare agli elettori che la sua stessa maggioranza ha messo in dubbio la legittimità di un emendamento che presentava la firma del suo partito.
Meloni in crisi sulle preferenze
L’ipotesi di procedere con le preferenze, però, nasconde più di qualche pericolo. Innanzitutto le tempistiche sarebbero complesse da rispettare: nella settimana che si apre il 20 luglio bisognerà incardinare il testo, poi svolgere entro la successiva le audizioni e presentare gli emendamenti, infine approvare il testo entro la prima settimana di agosto. Tra settembre e ottobre il testo tornerebbe alla Camera, dove però l’opposizione potrebbe chiedere nuovamente il voto segreto.
In questa sede, quindi, la maggioranza potrebbe entrare in crisi. I franchi tiratori, infatti, potrebbero decidere di votare contro l’intero testo della legge e non solo contro l’emendamento sulle preferenze. A questo punto la crisi di governo sarebbe inevitabile. Meloni è ben consapevole che una frattura di questo tipo è giustificabile solo per testi legati all’economia e alla sicurezza, per cui una crisi legata a una riforma per la legge elettorale potrebbe mettere a rischio anche la campagna elettorale per un eventuale secondo mandato.
Lo scetticismo degli alleati
La questione, comunque, è ancora sul tavolo. I capigruppo di Forza Italia e Lega al Senato, Stefania Craxi e Massimiliano Romeo, hanno già promesso battaglia nel caso di una forzatura da parte di FdI. La riunione tra Meloni, il segretario di FI, Antonio Tajani, e il leader della Lega, Matteo Salvini, potrebbe convincere la Presidente del Consiglio ad abbandonare la sua battaglia.
Al momento, infatti, con l’ascesa di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, la maggioranza non è più certa che il “Melonellum” sia davvero funzionale. Nel caso in cui venisse approvata la riforma senza le preferenze, però, si rischia un testo con due liste bloccate ad alto rischio di incostituzionalità. Meloni è di nuovo davanti a un bivio e ormai il logoramento del suo Governo non è più un rischio, ma una realtà.
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