lunedì 27 Luglio 2026
Elly Schlein e Giuseppe Conte

Né Schlein, né Conte: il piano del Pd per un terzo candidato premier per affrontare Meloni

Il campo progressista riflette sulle modalità per individuare il suo leader. La segretaria del Pd potrebbe non voler cedere il posto a un membro del suo partito, mentre il presidente del M5S non vorrebbe una decisione basata solo sul numero dei voti alle urne

Di Laura Laurenzi
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Tra la segretaria del Pd, , e il presidente del , Giuseppe Conte, il campo progressista potrebbe scegliere un terzo nome da scrivere sulla scheda elettorale come candidato premier. Con le elezioni che si avvicinano, appare sempre più pressante la necessità di trovare una modalità per la scelta del nuovo leader. La leader dem non è più convinta che le primarie siano la strada giusta, anche lo scetticismo dei suoi nei confronti di una sua candidatura, mentre il leader dei pentastellati non accetterà una scelta basata solo sul numero dei voti presi alle . Così, c’è chi inizia a valutare una terza opzione.

Da un lato, però, Schlein è consapevole che negli ambienti dem a lei più vicini cresce di giorno in giorno lo scetticismo sulle sue capacità di affrontare Meloni in campagna elettorale e vincere il confronto. Dall’altro, Conte teme un risultato elettorale non abbastanza forte da superare il Pd e che quindi non gli consentirebbe di essere scelto come Presidente del Consiglio.

La strategia di Franceschini (Pd)

Dopo mesi in cui Schlein e Conte hanno respinto la possibilità di un “papa straniero”, l’ipotesi diventa di giorno in giorno più realistica. A occuparsi della questione è l’ex ministro e attuale senatore del Pd Dario Franceschini, tra i più preoccupati per questa impasse.

Il democratico è stato visto parlare a lungo con il leader di Avs, Nicola , in Transatlantico. L’obiettivo era quello di comprendere se vi fosse la possibilità di una mediazione tra Schlein e Conte, anche con un ritiro di entrambi dalla corsa per Palazzo Chigi. In questo modo sarebbe più semplice capire se vi posse la possibilità di un terzo nome da presentare agli elettori.

L’ipotesi del candidato premier “fake”

Una prima possibilità vede la nomina di un candidato “fake”. Un nome su una scheda che sarebbe una pura formalità, solo per rispondere alle richieste dell’eventuale nuova legge elettorale. Il problema, però, resta come scegliere il vero premier dopo la possibile vittoria del campo progressista. Per questo si ragiona anche su un terzo candidato reale.

Il toto-nomi sul leader del campo progressista

Il favorito per questo ruolo sarebbe Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia che si prepara per Palazzo Chigi ormai da anni. Si tratta di un nome gradito sia ai che ai pentastellati. Il problema è che Schlein potrebbe non accettare di cedere il posto di premier proprio a un altro membro del suo partito. Così il toto-nomi riparte. L’attuale sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, non è visto di buon occhio da Conte, così come Franco Gabrielli, ex capo della polizia molto vicino a Franceschini.

Nell’area centrista si valutano nomi come la , Silvia Salis, ritenuta però troppo “renziana”, e il sindaco di Napoli, , che però potrebbe non reggere il confronto con . Le possibilità sono numerose ma anche le incertezze. Al momento, comunque, la priorità della progressista è quella di individuare potenziali alleati e al contempo costruire un programma che possa essere davvero un’alternativa a quello del centrodestra.

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