La prima giornata di negoziato tra gli Stati Uniti e l’Iran si è conclusa senza un accordo. “Non abbiamo raggiunto un’intesa, e credo che sia una cattiva notizia molto più per l’Iran che per gli Stati Uniti”, è la conferma giunta dal vicepresidente Usa, JD Vance, subito dopo la conclusione dei colloqui, alle 3 del mattino italiane. “Torniamo negli Stati Uniti senza un accordo. Abbiamo chiarito molto bene quali sono le nostre linee rosse“, ha aggiunto chiarendo che Washington non ha intenzione di lasciare troppo margine di manovra alla Repubblica islamica.
Le due delegazioni si sono affrontate per 21 ore a Islamabad, in Pakistan, riuscendo a trovare intese sullo stop ai bombardamenti e sulla ricostruzione dei siti civili colpiti nel corso del conflitto. A creare frizioni, come immaginato, sono state le questioni legate allo Stretto di Hormuz e alle dotazioni nucleari di Teheran. Nel primo caso, l’Iran ha chiarito di voler mantenere il controllo sulle acque che separano le coste di Teheran dalla penisola araba anche a seguito della fine delle ostilità. Una richiesta che gli Usa non hanno potuto accettare, preferendo proporre la possibilità di un controllo congiunto. Questa ipotesi è stata respinta dall’Iran.
Vance: “L’Iran deve dimostrare di non volere il nucleare”
Sulla questione nucleare, Vance ha spiegato che la Casa Bianca pretende di “vedere un impegno preciso” da parte di Teheran, che dovrà dimostrare di non avere alcun interesse nella produzione di questo tipo di armi. “È quello che abbiamo cercato di ottenere una mezza dozzina di volte attraverso questi negoziati”, ha continuato il vicepresidente con una certa frustrazione. “Abbiamo negoziato in buona fede e ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice, un accordo che rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno”, ha concluso. Un chiaro messaggio alle autorità iraniane e al regime di Teheran.
Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Esmaeil Baghaei, ha invece incontrato i giornalisti con un atteggiamento più positivo. “Le due parti hanno raggiunto un’intesa su una serie di questioni, pur mantenendo divergenze su due o tre temi importanti”, ha riconosciuto, per poi aggiungere: “Questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che fin dall’inizio non ci si aspettasse di raggiungere un accordo in un solo incontro”.
Lo stesso ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, aveva chiarito poco prima dell’inizio dei colloqui che il regime era pronto a negoziare, ma con un clima di forte sfiducia nei confronti delle intenzioni degli Stati Uniti. I colloqui di pace, sin dall’inizio, apparivano costruiti su una base molto fragile.
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