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sabato 18 Aprile, 2026
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Volodymyr Zelensky

Zelensky cerca nuovi alleati nel Golfo. L’asse con gli Usa si indebolisce

Kiev ha siglato nuovi accordi di cooperazione con Qatar, Arabia Saudita ed Emirati che ne rafforzano la credibilità internazionale

Da Laura Laurenzi
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Mentre il mondo osserva con timore l’evoluzione del conflitto in Iran, la guerra tra Russia e Ucraina non si ferma. Al contrario, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, sfruttano a loro vantaggio alcune evoluzioni della crisi mediorientale e delle decisioni del capo di Stato Usa, Donald Trump.

Un quadro che sembra dare ragione agli esperti che in questi anni avevano predetto la nascita di conflitti tra loro interconnessi, seppur non identificabili con una guerra globale. Zelensky ha appena concluso una visita in Qatar che gli ha permesso di siglare “una cooperazione decennale nel settore della difesa, nonché la creazione di linee di produzione congiunte” con Doha. Un’intesa che si aggiunge a quella già firmata con l’Arabia Saudita e che precede un possibile accordo futuro anche con gli Emirati. Nuove alleanze che rappresentano un segnale anche nei confronti di Washington, con cui i rapporti appaiono sempre più freddi.

La credibilità e il prestigio militare ucraino, quindi, diventano un asset su cui Zelensky continua a puntare con convinzione, mentre le ostilità con la Russia non accennano ad arrestarsi. Quotidianamente, civili e soldati ucraini perdono la vita in una guerra senza fine. I negoziati sembrano ormai un’abitudine, più che un reale mezzo per risolvere la crisi con la diplomazia. Intanto, Vladimir Putin si concentra sulle nuove possibilità che la guerra in Medio Oriente porta con sé.

Zelensky o Putin: chi guadagna dal conflitto in Iran?

La chiusura dello Stretto di Hormuz e il conseguente rialzo del prezzo del petrolio hanno consentito alla Russia di ottenere guadagni record, fondamentali anche per il proseguimento dell’invasione in Ucraina. Il prossimo passo potrebbe essere quello di un accordo di cooperazione energetica con l’India. Un’intesa che violerebbe le sanzioni statunitensi, ma su cui Europa e Usa potrebbero chiudere un occhio in considerazione dell’emergenza legata alla crisi del petrolio. Il vantaggio di Putin si allarga, anche alla luce degli accordi per il supporto all’intelligence iraniana. L’ennesima dimostrazione che i conflitti in corso alle porte dell’Europa non possono essere letti separatamente, ma vanno inseriti all’interno di un quadro di rimodulazione degli assetti geopolitici ed economici mondiali.

In questo contesto, il ruolo europeo resta marginale. Al vertice dei ministri del G7, l’Alto rappresentante Ue per gli Esteri, Kaja Kallas, ha accusato gli Stati Uniti di non aver adeguatamente affrontato il pericolo rappresentato da Mosca. Una critica che ha spinto il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, a rispondere con durezza: “Stiamo facendo del nostro meglio per porre fine alla guerra. Se pensi di poter fare di meglio, vai pure avanti tu“. L’ennesima dimostrazione della dipendenza dell’Ue da Washington. L’unica certezza in questi tempi di instabilità.

Leggi anche: Trump vuole inviare solati in Iran per sottrarre l’uranio e chiudere la guerra

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