mercoledì 15 Luglio 2026
Opposizione

«Meloni si dimetta». Le opposizioni compatte dopo il ko del Governo sulle preferenze

La presidente del Consiglio ha detto che «ha vinto la palude», ma ha ammesso che i voti mancanti tra le fila della maggioranza impongono una riflessione. Provenzano (Pd): «Nessuna palude, si chiama democrazia»

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Tra le fila delle opposizioni tutti speravano, ma pochi credevano che sulla legge elettorale la maggioranza sarebbe andata sotto. È successo sull’emendamento presentato alla Camera da Galeazzo , che manteneva i capolista bloccati ma introduceva le preferenze: 188 contro 187 sì, con una trentina di franchi tiratori tra gli esponenti di centrodestra che hanno approfittato dello scrutinio segreto.
Per le opposizioni è la sconfitta più dura per Giorgia Meloni, che sui social aveva chiesto ai suoi di «metterci la faccia». Dopo il voto, il centrosinistra compatto ha chiesto alla presidente del Consiglio di salire al Quirinale e aprire la crisi di governo.

Conte: «Avete sfiduciato la vostra presidente»

Giuseppe Conte, leader del M5s, è stato il primo a intervenire. «La presidente Meloni ha sfidato il Parlamento dicendo che occorreva “metterci la faccia”. Ci avete messo la faccia e avete sfiduciato la vostra presidente del Consiglio», ha detto rivolto ai banchi del centrodestra. «Nel 2021 io mi dimisi anche se avevo avuto la fiducia in Senato e alla Camera. Ora che siete andati sotto vi rimane un’unica cosa da fare se avete un po’ di onore e senso delle istituzioni: aprire una crisi di governo e andare a casa».

Schlein: «Un voto contro l’arroganza»

, segretaria del Pd, ha parlato di un governo arrogante, più preoccupato dei propri interessi che di quelli del Paese. «È stato un voto contro l’arroganza, contro l’idea che in un Paese a crescita zero la priorità sia la legge elettorale. Avete fallito, dovete tornare a casa, prendetene atto. Per 4 anni vi siete occupati solo dei vostri patti di potere». Schlein ha anche rilanciato il lavoro delle opposizioni: «Noi lavoreremo per costruire un’alternativa in questo Paese che finalmente si faccia carico di quello che loro non sono stati capaci di fare».

Fratoianni: «Meloni prenda atto»

Nicola Fratoianni ha parlato di fine della stagione della destra: «La premier aveva sfidato la sua maggioranza chiedendo la fiducia. Di fronte a questo tonfo prenda atto della sua sconfitta e si dimetta. La stagione della destra al governo è finita. Siamo pronti, tutti, a dare un’alternativa a questo Paese».
Il suo compagno di partito e co-leader di Avs Angelo Bonelli ha rincarato la dose e sottolineato il peso dell’assenza della premier: «188 a 187, è mancato il voto di Giorgia Meloni. E il Parlamento l’ha sfiduciata. Per lei è la più grande sconfitta politica di questa legislatura. Meloni sui social ha chiesto un voto di fiducia e le sono mancati 35 voti di maggioranza, è stata artefice della sua sconfitta».

Renzi: «Niente inciuci»

Matteo Renzi ha affidato la sua reazione ai social: «La maggioranza non ‘è più. Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo». Il leader di Italia Viva esclude «inciuci» e «governi tecnici» e propone elezioni a settembre con l’attuale legge elettorale.
Anche per Riccardo Magi, segretario di + Europa, il voto impone : «La ministra delle Casellati, dando parere favorevole all’emendamento sulle preferenze, non aveva avuto la cautela di rimettersi al voto dell’aula. C’è stato un voto di sfiducia a Meloni che deve trarne le conseguenze».

I franchi tiratori

Alla vigilia del voto, nei gruppi di era stata data un’indicazione netta: respingere ogni proposta della maggioranza e chiedere il voto segreto. Igor Taruffi, braccio destro di Schlein, aveva previsto crepe consistenti nel centrodestra: «Io credo che il grosso dei franchi tiratori arriverà dalle fila di e Fi, ma qualcuno, almeno una decina, anche da Fdi. Perché molti di loro sanno che con la nuova legge non tornerebbero in Parlamento». Aveva ragione.
Stavolta le opposizioni non si sono divise neppure sul tema delle preferenze, su cui pure non tutti partivano dalla stessa posizione. La possibilità di mandare sotto il governo su una riforma sostenuta pubblicamente da Meloni ha prevalso sui distinguo interni.

Il botta e risposta tra Bignami e Ricciardi

Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, ha accusato l’opposizione di codardia: «Noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos’altro. Voi siete l’esempio di vigliaccheria incapaci di agire a viso aperto». Poi aggiunge che alcuni partiti «non hanno presentato neanche un emendamento e questo vuol dire prendere in giro gli italiani».
A rispondergli è stato Riccardo Ricciardi del M5S: «Noi abbiamo detto votiamo no. Voi avete detto votiamo sì, e ha vinto il no. Avete perso, questa è la realtà. Oggi Meloni si è esposta pubblicamente su questa legge elettorale».

Meloni: «Ha vinto la palude»

«Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude», ha scritto Giorgia Meloni sui social. «Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione».
Peppe Provenzano (Pd) ha replicato: «Non è la palude, si chiama democrazia, signora presidente. Si chiama Parlamento, e ti ha appena detto che non sei la padrona dell’Italia e che non hai più la maggioranza».

La piazza davanti a Montecitorio

Fuori dall’Aula, il voto è stato accompagnato dalla mobilitazione intitolata «La notte della democrazia», che contestava una riforma accusata di alterare il tra voti e seggi, assegnando un premio di maggioranza molto ampio in un Paese dove alle urne va ormai circa metà degli elettori. Dalle 18 in piazza si sono ritrovati partiti di opposizione, associazioni, movimenti studenteschi e società civile, con il fiore bianco indicato dai promotori come simbolo di una veglia civile per la democrazia e per la rappresentanza. La piazza si è riempita lentamente di militanti, parlamentari, addetti ai lavori, studenti e anche turisti capitati lì per caso. Intanto, in Aula, la maggioranza finiva sotto di un solo ma pesantissimo voto.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata