L’Agesci cambia pagina. L’associazione scout più grande d’Italia ha approvato un documento che apre alle guide e agli educatori LGBTQIA+, stabilendo che “l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione” per chi vuole avere un ruolo educativo all’interno del movimento. Una decisione che segna un cambio importante per il mondo scout cattolico italiano e che arriva dopo anni di polemiche, richieste di inclusione e denunce di episodi di esclusione.
A commentare la scelta è stato Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, che ha parlato di una svolta attesa da tempo. “Accogliamo con sollievo questa notizia – dichiara Piazzoni – che mette fine a una lunga storia di isolamento e discriminazione. Per anni persone LGBTQIA+ sono state escluse, costrette a nascondersi, allontanate da un contesto educativo che avrebbe dovuto formarle alla comunità e ai valori”. Secondo il segretario di Arcigay, il documento approvato dall’Agesci rappresenta un riconoscimento chiaro dei diritti delle persone LGBTQIA+ all’interno dell’associazione. “Finalmente l’Agesci riconosce che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non possono essere barriere per chi vuole educare, accompagnare, crescere accanto a ragazze e ragazzi”.
Piazzoni ha poi rivolto un pensiero alle persone che negli anni hanno vissuto situazioni difficili dentro il movimento scout. “Il nostro pensiero va a tutte le persone che fino a oggi non sono state accolte e le cui storie – spesso dolorose, segnate dal silenzio o dall’allontanamento – hanno fatto da grimaldello per questa svolta. A tutte quelle persone dobbiamo grande riconoscenza. È grazie a loro, alla loro sofferenza e al loro coraggio, se oggi possiamo mettere in sicurezza il benessere e la crescita, negli anni a venire, di tante e tanti giovani scout”.
Per Arcigay, la decisione dell’Agesci supera i confini del mondo scout e assume un valore più ampio nel dibattito pubblico italiano. “Oggi è una giornata importante – conclude Piazzoni –. Non solo per gli scout, ma per l’intero Paese. Perché un’associazione educativa così diffusa e radicata sceglie l’inclusione e manda un segnale chiaro: le persone LGBTQIA+ non sono un problema, sono una risorsa. Anche nel servizio educativo. Anche nelle comunità cristiane”.
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