I colpi di avvertimento sparati dalle Idf israeliane contro una colonna di mezzi Unifil in movimento hanno riacceso l’attenzione su una delle missioni Onu più delicate del momento. Da circa 50 anni la United Nations Interim Force in Lebanon (Unifil) è uno dei principali strumenti a disposizione della comunità internazionale per la stabilizzazione del territorio di Beirut. L’Italia è tra i primi Paesi per personale impiegato, visto che ha messo a disposizione 1200 unità su 10mila, 374 mezzi terrestri e 6 aerei.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’ha istituita il 19 marzo 1978 con la Risoluzione 425. Una scelta presa dopo l’invasione israeliana del Paese e con l’obiettivo di verificare il ritiro delle truppe di Tel Aviv e assistere il governo libanese nelle operazioni di ripristino della sicurezza dell’area. Dal 2006, con la risoluzione 1701, la missione cambia volto. Il conflitto tra Israele ed Hezbollah ha infatti previsto un rafforzamento del dispositivo Unifil, che ha ottenuto nuovi obiettivi.
Quali sono i compiti del contingente Unifil
I contingenti presenti in Libano si occupano anche del monitoraggio della cessazione delle ostilità, dell’accompagnamento e del sostegno delle Forze armate libanesi nel Sud del Paese. Inoltre, l’Unifil ha contribuito alla creazione della Blue Line, ovvero la linea di demarcazione lunga 120 chilometri che dal 2000 separa Libano e Israele ed è diventata il principale punto di riferimento operativo per i caschi blu.
Il contingente italiano è guidato dal generale Andrea Fraticelli e si occupa del controllo del Settore ovest della Blue Line libanese. Il quartier generale è la base di Shama, la stessa che nelle ultime settimane è divenuta nota a causa di bombardamenti che ne hanno danneggiato le strutture. Fortunatamente, nessuno dei militari italiani presenti nella base è rimasto ferito nei raid. La tensione è dunque altissima e l’attenzione è concentrata sulle regole di ingaggio del contingente. I soldati della missione Unifil hanno un limitato uso della forza, con l’intervento autorizzato solo per autodifesa, per proteggere il personale o le strutture.
La missione, dunque, non rappresenta una minaccia né un pericolo. L’attacco odierno, come quelli precedenti, si inserisce in un quadro di violazione della Risoluzione 1701, per cui l’Italia ha già richiesto formalmente chiarimenti ad Israele affinché quanto accaduto oggi non si ripeta in futuro. Un appello che, però, rischia di rimanere inascoltato.
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