giovedì 13 Agosto 2026
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Così i trumpiani d’Europa si preparano alle elezioni

Tra alleanze, timori e sondaggi in calo, la destra populista studia la strategia per il voto del 2026-2027

Di Redazione
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Le elezioni in Ungheria aprono la stagione delle urne, ma il vero banco di prova per i movimenti populisti europei arriverà nei prossimi due anni. Il biennio 2026-2027 sarà decisivo per gli equilibri del continente, con appuntamenti chiave che coinvolgeranno prima la Svezia e poi i grandi Paesi: Francia, Italia, Spagna e . Sullo sfondo c’è l’ombra lunga di Donald e del suo universo politico, che continua a influenzare parte della destra europea.

A settembre toccherà alla Svezia. Il primo ministro ha già lasciato intendere la possibilità di portare al governo i Democratici Svedesi, formazione nata in ambienti radicali e oggi seconda forza del Paese. Il tema centrale resta l’immigrazione, con promesse di linee dure e politiche di rimpatrio. Ma il legame con Washington divide e crea prudenza.

Il modello di riferimento resta Viktor Orban, il premier ungherese è considerato il padre politico del dei Patrioti al . La visita del vicepresidente americano JD Vance a Budapest ha un valore simbolico: rafforzare l’asse tra Stati Uniti e forze conservatrici europee. Resta da capire se questo sostegno porterà voti o, al contrario, alimenterà diffidenza tra gli elettori.

Il clima, infatti, non è semplice. La pesa sull’opinione pubblica e rischia di colpire l’immagine dei movimenti più vicini alla Casa Bianca. In Germania, persino l’Alternative für Deutschland ha ridotto i contatti con gli americani per evitare effetti negativi nei sondaggi. Un segnale chiaro: l’etichetta trumpiana può diventare un problema.

Nel Regno Unito la distanza dagli Stati Uniti cresce. Un sondaggio recente mostra che pochi cittadini credono ancora nella storica alleanza tra Londra e Washington, mentre aumenta il desiderio di rapporti più stretti con l’Unione europea. Un dato che preoccupa il leader di Reform UK Nigel , da sempre vicino a Trump.

Guardando al 2027 emergono scenari complessi. In Francia Jordan Bardella si prepara alla corsa all’Eliseo con , mentre resta incerta la posizione di . Per la Spagna l’estrema destra di Santiago Abascal punta a entrare al governo con il sostegno del Partito Popolare. In Polonia, invece, il partito conservatore paga scelte controverse e registra un calo di consenso.

La sfida che si profila è nuova. I partiti sovranisti restano affascinati dal modello americano, ma temono il peso di un marchio che divide. Trump resta un riferimento politico, ma sempre più leader europei valutano una strategia diversa: restare alleati, senza mostrarlo troppo.

Leggi anche: Salvate Orban: Vance a Budapest prima delle elezioni

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