lunedì 15 Giugno 2026
Donald Trump.

Modello “pay-to-play”: Trump ridisegna la Nato

Il presidente Usa spinge per diritto di voto e difesa comune solo per chi raggiunge il 5% del Pil in spesa militare

Da Giustino Marai
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Donald Trump torna all’attacco della NATO e mette in discussione uno dei suoi pilastri: la difesa collettiva. Parlando a , il presidente americano ha lasciato intendere che in futuro gli Stati Uniti potrebbero non intervenire in aiuto degli , criticando duramente l’assenza europea nelle operazioni per la sicurezza nello Stretto di Hormuz: “Spendiamo centinaia di miliardi di dollari l’anno per la Nato, centinaia, per proteggerli, e noi per loro ci saremmo sempre stati”, ha dichiarato. “Ma ora, per come si sono comportati, immagino che non siamo obbligati a esserci, giusto? Questa che è una breaking news, vero?”.

L’idea: stop all’articolo 5

Le dichiarazioni si inseriscono in un quadro più ampio. Secondo The Telegraph, Trump starebbe valutando un modello “pay to play” che limiterebbe i diritti dei Paesi Nato che non raggiungono il 5% del Pil in spesa militare. Tra le ipotesi, l’esclusione dall’attivazione dell’articolo 5, la clausola che garantisce la difesa reciproca tra gli alleati, e dal voto sulle decisioni relative missioni e allargamento dell’Alleanza. “Qualsiasi Paese che non paga il 5% non dovrebbe poter votare sulle spese future della Nato”, ha detto una fonte dell’amministrazione, denunciando una “frustrazione molto reale” verso gli alleati europei. Una che segnerebbe una rottura profonda con i principi fondativi dell’Alleanza.

Lo scontro con l’

Nonostante l’accordo del 2025 per portare la spesa al 3,5% del Pil (più un ulteriore 1,5% per sicurezza e infrastrutture), Trump continua ad accusare i partner europei di contribuire troppo poco alla difesa comune.
Il segretario generale Mark Rutte ha chiarito che i leader dovranno presentare piani concreti per raggiungere il nuovo obiettivo del 5% già al prossimo in . Per Washington, però, non basta più. La mancata partecipazione alla di Hormuz ha riacceso le tensioni, spingendo il presidente a rilanciare una linea dura: meno automatica e più condizionalità.
Una riforma di questo tipo richiede tuttavia il consenso degli altri membri: un passaggio tutt’altro che scontato, specie in uno scenario di e di rinnovate tensioni per un conflitto iniziato senza alcuna previa notifica agli alleati.

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