Donald Trump torna all’attacco della NATO e mette in discussione uno dei suoi pilastri: la difesa collettiva. Parlando a Miami, il presidente americano ha lasciato intendere che in futuro gli Stati Uniti potrebbero non intervenire in aiuto degli alleati, criticando duramente l’assenza europea nelle operazioni per la sicurezza nello Stretto di Hormuz: “Spendiamo centinaia di miliardi di dollari l’anno per la Nato, centinaia, per proteggerli, e noi per loro ci saremmo sempre stati”, ha dichiarato. “Ma ora, per come si sono comportati, immagino che non siamo obbligati a esserci, giusto? Questa sì che è una breaking news, vero?”.
L’idea: stop all’articolo 5
Le dichiarazioni si inseriscono in un quadro più ampio. Secondo The Telegraph, Trump starebbe valutando un modello “pay to play” che limiterebbe i diritti dei Paesi Nato che non raggiungono il 5% del Pil in spesa militare. Tra le ipotesi, l’esclusione dall’attivazione dell’articolo 5, la clausola che garantisce la difesa reciproca tra gli alleati, e dal voto sulle decisioni relative missioni e allargamento dell’Alleanza. “Qualsiasi Paese che non paga il 5% non dovrebbe poter votare sulle spese future della Nato”, ha detto una fonte dell’amministrazione, denunciando una “frustrazione molto reale” verso gli alleati europei. Una proposta che segnerebbe una rottura profonda con i principi fondativi dell’Alleanza.
Lo scontro con l’Europa
Nonostante l’accordo del 2025 per portare la spesa al 3,5% del Pil (più un ulteriore 1,5% per sicurezza e infrastrutture), Trump continua ad accusare i partner europei di contribuire troppo poco alla difesa comune.
Il segretario generale Mark Rutte ha chiarito che i leader dovranno presentare piani concreti per raggiungere il nuovo obiettivo del 5% già al prossimo vertice in Turchia. Per Washington, però, non basta più. La mancata partecipazione alla crisi di Hormuz ha riacceso le tensioni, spingendo il presidente a rilanciare una linea dura: meno solidarietà automatica e più condizionalità.
Una riforma di questo tipo richiede tuttavia il consenso degli altri membri: un passaggio tutt’altro che scontato, specie in uno scenario di shock energetico e di rinnovate tensioni per un conflitto iniziato senza alcuna previa notifica agli alleati.
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