giovedì 13 Agosto 2026

Valditara manda gli ispettori nelle scuole in cui si parla di referendum

Il ministro dell’Istruzione chiede verifiche agli uffici regionali contro la propaganda "a senso unico". Gli studenti accusano: "Mossa strumentale per favorire il Sì e censurare il No"

Di Silvia Forconi
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A pochi giorno dal , non si placa la tempesta intorno al sulla Giustizia, che ora si sposta tra i banchi di scuola. Il ministro dell’Istruzione, , ha deciso di chiedere agli Uffici scolastici regionali di monitorare ogni dibattito organizzato negli istituti. L’obiettivo dichiarato è il rispetto della par condicio, ma il messaggio inviato ai docenti suona in realtà come : ”La propaganda a senso unico non può essere tollerata, se gli Uffici scolastici regionali riscontreranno atteggiamenti incompatibili con il dovere di correttezza di un docente, come per esempio distribuzione di volantini in classe o lezioni di propaganda, gli organi deputati valuteranno  l’avvio di procedimenti disciplinari”, citando come esempio negativo un’assemblea informativa della Lazio che si sarebbe svolta durante l’orario di lezione.

Gli della Rete della Conoscenza e dell’Unione degli Studenti hanno risposto subito, accusando il Ministro di voler trasformare le scuole nel megafono del governo. Per i collettivi, la storia del “contraddittorio” è solo una scusa per intimidire chi critica la , in quanto è paradossale che lo stesso Valditara invochi la neutralità, quando poi sui suoi social fa campagna aperta per il Sì. “Il ministro pretende di decidere cosa ci conviene discutere“, denuncia Carlotta Scognamiglio (UdS), ricordando che il ministero ha già usato gli ispettori in passato per silenziare i temi scomodi ed è inaccetabile. Di conseguenza, il clima nelle scuole si fa così sempre più teso anche a causa dei fatti di , dove 150 studenti hanno abbandonato un convegno dopo aver scoperto che il dibattito fosse completamente schiarato a favore del Sì.

Mentre il Ministro insiste sulla necessità di chiarimenti e sanzioni per chi “penalizza la didattica”, i rivendicano il diritto a una scuola che non abbia paura del conflitto e della complessità, rifiutando quello che definiscono un tentativo di controllo ideologico a pochi giorni dalla chiamata alle .

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